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Federalimentare presenta il Rapporto 2026 “La Trasformazione tecnologica dell’agroalimentare Made in Italy”

Gli investimenti in startup hanno superato i 120 milioni di euro, +18% nel 2025 rispetto al 2024

Roma, 31 marzo 2026. La startup economy nell’Agri&FoodTech è un ecosistema in evoluzione su cui è fondamentale investire. Questo è il dato principale emerso dal Rapporto 2026 “La Trasformazione tecnologica dell’agroalimentare Made in Italy: il contributo delle startup e la sfida dell’intelligenza artificiale” promosso da Federalimentare e presentato alla Camera dei Deputati, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, sostenuto da Confagricoltura e realizzato dal Centro di Ricerca Luiss-X.ITE, con la collaborazione degli esperti di LinfaAgriFoodTech Fund.Il Rapporto 2026 ha evidenziato come il settore, pur presentando segnali di rafforzamento rispetto al 2025, necessita ancora di un importante sforzo per consolidare e potenziare la leadership italiana in quest’era di forti cambiamenti. Il comparto, sottolinea il Rapporto 2026, richiede uno sforzo immediato e rilevante per accelerare la trasformazione tecnologica in capacità industriale, elaborando nuovi modelli di investimento idonei a coinvolgere tutti gli attori del settore, a cominciare dalle imprese, grandi, medie e piccole. Uno sforzo che deve indirizzarsi anche verso la sfida dell’intelligenza artificiale: fattore abilitante della trasformazione tecnologica per tutte le imprese.

Investimenti in startup AgriFoodTech

Se l’edizione 2025 del Rapporto aveva evidenziato un ecosistema dell’innovazione guidato dalle startup AgriFoodTech effervescente, ma ancora molto sottodimensionato rispetto ai benchmark europei, nel 2026 si registra uno sviluppo e una riduzione del gap con Germania, Francia e Spagna. Gli investimenti sulle startup hanno superato i 120 milioni di euro (122 milioni di euro e +18% nel 2025 rispetto al 2024). È cresciuto anche il numero delle startup AgriFoodTech operanti in Italia lungo tutta la filiera “dal campo alla tavola”: sono 571 quelle attive mappate nel Rapporto 2026, erano 550 quelle mappate nel Rapporto 2025. Nell’ecosistema operano, inoltre, 20 centri di ricerca e 15 fra fondi specializzati, incubatori e acceleratori. Numeri destinati ad aumentare significativamente se si considera che il valore di tutta la filiera agroalimentare – ‘from farm to fork’ – in Italia ha superato i 700 miliardi di euro con un peso pari al 32% del PIL nazionale.

Ruolo dell’Intelligenza Artificiale per il settore agroalimentare Made in Italy

L’AI si sta affermando innanzitutto come tecnologia abilitante diffusa, capace di migliorare efficienza e performance nei diversi segmenti della filiera. Le potenzialità offerte dalla AI, con competenze sempre più avanzate e profonde, sono destinate a giocare un ruolo sempre più rilevante nella trasformazione strutturale del settore. Nel complesso, l’Intelligenza Artificiale rappresenta già oggi una tecnologia centrale anche per il futuro dell’agroalimentare e le imprese, grandi, medie o piccole, dovranno ridisegnare il loro business intorno alle soluzioni di AI. Nel complesso, si delinea un ecosistema in evoluzione che, pur mostrando segnali di rafforzamento, richiede uno sforzo deciso e immediato per accelerare la trasformazione della ricerca e della tecnologia in innovazione, capacità industriale e modelli di investimento, così da consolidare e rafforzare la leadership dell’agroalimentare Made in Italy.

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in un videomessaggio ha dichiarato:“L’edizione 2026 della Giornata Nazionale del Made in Italy segna un nuovo primato. In due anni le iniziative sono più che raddoppiate ed è la prova vitale di una rete che racconta la ricchezza e la dinamicità del nostro sistema produttivo. Il Made in Italy poggia su solide filiere, le 5 A: alimentazione, abbigliamento, arredo, automotive e automazione, e si amplia a settori dal più elevato valore aggiunto come abbiamo indicato anche nel Libro Bianco “Made in Italy 2030”: l’economia della salute, lo spazio e la difesa, l’economia blu, il turismo, le industrie culturali e creative. Questi comparti, crescenti, rafforzano la presenza internazionale delle nostre imprese e sostengono la crescita delle esportazioni. Oggi siamo diventati, accanto al Giappone, il quarto esportatore a livello mondiale. La forza del Made in Italy risiede nelle competenze e nella capacità di saper trasmettere i saperi. Vogliamo costruire una infrastruttura del sapere che valorizzi le eccellenze produttive anche attraverso il passaggio generazionale delle competenze nelle aziende per rafforzare la competitività nazionale”.

Secondo Giorgio Salvitti, Consigliere del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida: “Il Masaf punta in maniera decisiva sull’innovazione tecnologica: non è affatto un ossimoro accostarla all’agricoltura, ma piuttosto uno strumento fondamentale per sviluppare un settore determinante non solo sotto il profilo economico, ma anche sociale per il Paese. Si tratta di un comparto che va sostenuto attraverso investimenti, per accompagnare la fase di transizione in atto. L’intelligenza artificiale può sostenere questo processo, in particolare nella capacità di predisporre conoscenze anticipate. Basti pensare, ad esempio, alla possibilità di ottimizzare l’uso delle risorse idriche. Anche sul fronte del ricambio generazionale registriamo numeri molto significativi, che contribuiscono all’incremento della produttività. La qualità dei nostri prodotti è inattaccabile: disponiamo di unicità, a partire dalla biodiversità, che devono essere tutelate attraverso investimenti mirati. Dobbiamo inoltre sfruttare il riconoscimento UNESCO della cucina italiana, avendo la capacità di trasformare questo risultato in una concreta leva economica”.

Per Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare: “L’industria alimentare italiana, che nel 2025 ha segnato nuovi record con oltre 200 miliardi di fatturato e 59 miliardi di export, si conferma un successo globale perché rappresenta quello che il mondo cerca: qualità, gusto, tradizione, fiducia. Per sostenere il suo sviluppo anche in futuro, l’innovazione sarà alla base della competitività del settore, anche per seguire i nuovi trend dell’alimentazione mondiale. Per questo abbiamo voluto dare alta priorità alla costruzione di un ecosistema nazionale dell’innovazione del settore agroalimentare, che favorisca l’incontro tra centri di ricerca e industrie, in particolare le PMI, e alla promozione della conoscenza e dello sviluppo delle start-up innovative in Italia”.

IlPresidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni, ha dichiarato: “L’agricoltura è un asset fondamentale e, in tale settore, la capacità di attrarre finanziamenti e la ricerca assumono un ruolo centrale. Occorre passare sempre di più da una logica assistenzialistica a una cultura che punti a generare innovazione, per saper stare sui mercati e incrementare gli investimenti tecnologici. Quello che il Governo sta facendo per il comparto non ha precedenti, in termini di misure e risorse. Il compito della politica è migliorare il valore economico e la redditività delle imprese agricole, che competono sempre più sui mercati globali. In questo contesto, il trasferimento tecnologico è fondamentale: aziende più efficienti hanno costi più bassi e riescono a generare maggior valore. È una condizione essenziale per la sopravvivenza del sistema agricolo. Serve inoltre favorire il ricambio generazionale, che spesso porta con sé anche innovazione e nuove competenze. In questo senso, le start-up rappresentano un motore centrale dell’accelerazione tecnologica e uno strumento chiave per il trasferimento di conoscenze e tecnologie”.

Secondo Luca Brondelli di Brondello, Vicepresidente nazionale di Confagricoltura: “L’innovazione nell’agroalimentare è ormai imprescindibile, sia in agricoltura che nella trasformazione industriale. In Italia si investe nel settore Agri-food, ma non abbastanza rispetto all’estero. Nel 2025 gli investimenti hanno raggiunto 122 milioni di euro. Per essere davvero competitivi dovremmo almeno raddoppiarli. Una delle sfide principali è rendere queste innovazioni – dall’intelligenza artificiale alla digitalizzazione dei processi – accessibili anche alle piccole medie imprese, che costituiscono gran parte del nostro tessuto produttivo. Un’altra sfida fondamentale è il rientro dei talenti: molti giovani oggi fondano start-up all’estero e per riportarli in Italia non bastano incentivi fiscali, serve coinvolgerli in un vero progetto di innovazione del Paese. Le applicazioni dell’intelligenza artificiale sono già molteplici, dall’ottimizzazione dei processi produttivi all’analisi dei costi, fino alla gestione dei dati meteo e dell’irrigazione. Tuttavia, restano due ostacoli principali: la carenza di competenze e la frammentazione aziendale, che rallentano una diffusione più ampia di queste tecnologie”.

Per Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività produttive della Camera: “Come Commissione Attività produttive abbiamo lavorato sia sulla nuova legge sul Made in Italy, che tutela le nostre eccellenze, sia sul tema dell’intelligenza artificiale. Sappiamo quanto stia già incidendo – e quanto inciderà ancora di più in futuro – sul mondo delle piccole e medie imprese e sulle filiere d’eccellenza. La politica deve restare al fianco di questo sistema: il Made in Italy rappresenta un punto di forza anche di fronte a sfide come i dazi. Nonostante le difficoltà geopolitiche degli ultimi mesi, le aziende italiane continuano a ottenere risultati positivi sui mercati esteri. Per questo è fondamentale continuare a valorizzare e sostenere il nostro tessuto produttivo”.

Secondo Francesco Battistoni, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati: “La Giornata Nazionale del Made in Italy che festeggiamo il 15 aprile è l’occasione per dire ancora una volta grazie alle nostre imprese, al nostro settore manifatturiero e alla capacità tutta italiana di saper fare, produrre ed esportare nel mondo il nostro genio. Il Made in Italy è la somma perfetta di ciò che l’Italia rappresenta nel mondo: identità, cultura, storia, tradizione, ricerca e innovazione. Le attuali sfide globali, ci impongono di saper gestire come risorsa preziosa le nuove tecnologie. Molta della nostra competitività nei mercati esteri passerà proprio dalla capacità che avremo di guidare i cambiamenti in atto e di saperli cogliere, riconoscendo le grandi opportunità di sviluppo della transizione digitale. L’Italia, grazie all’azione del Governo e al dialogo costante con il settore produttivo, è già sulla buona strada e i numeri crescenti dell’export, con l’obiettivo di arrivare al 2027 ai 700 miliardi, ci dicono che il percorso intrapreso è quello giusto”.

Per Laura Mongiello,Presidente del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Tecnologi Alimentari (OTAN): “In un’epoca di trasformazioni radicali, l’intelligenza artificiale e le nuove frontiere dell’AgriFoodTech non rappresentano più una semplice opzione, ma una necessità operativa che ridefinisce i confini della sicurezza alimentare predittiva e della tracciabilità. Il nostro compito istituzionale non è limitato all’osservazione, ma consiste nel governare l’algoritmo con l’etica della competenza: dobbiamo garantire che l’innovazione serva a formulare alimenti sempre più sicuri, sani e ‘clean label’, rispondendo alla domanda di trasparenza che arriva dai cittadini. Il rapporto odierno parla chiaro: investire nelle startup innovative non significa solo rincorrere il profitto, ma blindare il valore sociale e l’integrità del nostro Made in Italy. Ogni euro investito in tecnologia è uno scudo contro le contraffazioni e una garanzia per la salute delle future generazioni”.

Per Michele Costabile,Direttore del Centro di Ricerca Luiss X.ITE su Tecnologie e Comportamenti di mercato: “Ciò che emerge con chiarezza dal Rapporto 2026 è che la sfida principale non risiede solo nella disponibilità di tecnologie per il settore agroalimentare ma nella capacità di tradurle in applicazioni scalabili e adottate dal mercato. Emerge con forza il potenziale di impatto dell’AgriFoodTech, in grado di influenzare ambiti diversi e rilevantissimi quali clima e risorse ambientali, salute e benessere, energia e nuovi materiali. In questa prospettiva, le politiche di sostegno all’ecosistema delle startup AgriFoodTech assumono un ruolo strategico, agendo come veri e propri moltiplicatori della trasformazione tecnologica di molteplici settori chiave per l’economia del Paese. In continuità con il Rapporto 2025, si conferma il ruolo strategico di iniziative imprenditoriali e istituzionali – quali agri&food technopole, programmi di open innovation e meccanismi di matching pubblico-privato per investimenti e integrazione fra gli attori dell’ecosistema dell’innovazione – insieme alla necessità di attrarre talenti e startup dall’estero, anche attraverso la creazione di una “zona franca” per l’innovazione AgriFoodTech”.

Secondo Marco Gaiani, Founder & Partner Fondo LINFA: L’osservatorio Luiss Federalimentare restituisce un ecosistema AgriFoodTech che respira, anche in momenti di grande incertezza geopolitica: gli investimenti tornano a crescere, il numero di fondi e acceleratori si rinforza, le startup proliferano. Questi sono segnali solidi. Ma il dato che ci preoccupa è la traiettoria di crescita delle startup: il 58% rimane in fase seed, il 28% in post-seed. Abbiamo un problema di scalabilità, non di innovazione di partenza. Parallelamente, l’AI sta cominciando a impattare concretamente l’agroalimentare – il 31% delle startup mappa AI come driver – ma la maturità è ancora eterogenea. Questa è la grande opportunità da cogliere, e per coglierla serve ancora infrastruttura: dati standardizzati, banda rurale, piattaforme condivise. Per questo crediamo che il prossimo passo non sia moltiplicare i fondi seed, ma costruire capacità di growth. Come Linfa, il primo fondo italiano focalizzato su late-stage AgriFoodTech, vediamo ogni giorno cosa significa accompagnare una startup dalla validazione di mercato alla scalabilità: non è solo capital, è governance, accesso alla distribuzione, integrazione di filiera. Questo è il vero collo di bottiglia oggi”.

Fabio Menichini,Senior Manager Brembo Solutions ha dichiarato: “L’Intelligenza Artificiale è sempre più una leva strategica per la competitività delle filiere industriali. In Brembo ne sfruttiamo appieno il potenziale, sviluppando soluzioni avanzate che applichiamo ai nostri processi e prodotti e che portiamo anche ad altri settori attraverso la business unit Brembo Solutions. Un esempio è ALCHEMIX, la nostra soluzione di Intelligenza Artificiale sviluppata per accelerare l’innovazione digitale anche in ambiti come il Food & Beverage, dove la formulazione riveste un ruolo chiave nelle attività di Ricerca e Sviluppo”.

Mercosur, Paolo Mascarino (Pres. Federalimentare): “Accordo storico. Governo vicino a imprese e Paese”

“Il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivo. Con la sottoscrizione del Mercosur il Governo fa il bene del Paese e delle imprese, rispondendo concretamente alle necessità e agli obiettivi di crescita e di sviluppo dell’Italia che sono alla base del progresso non solo economico, ma anche sociale”. Lo dichiara il Presidente di Federalimentare Paolo Mascarino.

“Federalimentare – prosegue – è assolutamente soddisfatta dell’accordo raggiunto e ringrazia il Governo per aver fatto prevalere gli interessi nazionali, prendendosi qualche settimana in più per ulteriormente rafforzare le clausole di salvaguardia a tutela degli agricoltori europei senza però mettere a rischio l’avvio del trattato: quello che già il 16 dicembre era un buonissimo accordo, con le intese odierne diventa un ottimo accordo”.

“L’accordo Ue-Mercosur per l’industria alimentare   – aggiunge Mascarino – è una straordinaria opportunità di crescita e di sviluppo in grado di aiutarci a diversificare i fattori di rischio legati ai dazi statunitensi, dei quali attualmente non sentiamo ancora a pieno gli effetti. Aprire alle nostre imprese canali commerciali sicuri con il Mercosur significa da un lato mettere in sicurezza i prodotti italiani verso 300 milioni di consumatori in un’area in forte crescita e, dall’altro, assicurare all’Italia e all’Europa una via preferenziale di accesso ad alcune materie prime fondamentali per le quali non siamo autosufficienti”.

“Di questo importante risultato ringraziamo ancora una volta il Governo Meloni e i ministri Lollobrigida, Tajani e Urso che così come hanno ottenuto un grande successo politico sul negoziato antidumping sulla pasta, hanno permesso al Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di presentarsi in Paraguay per firmare l’accordo definitivo, potendo contare sul sostegno convinto dell’Italia”, conclude Mascarino.

Federalimentare: Cucina italiana prima al mondo Patrimonio Unesco, premiate qualità e cultura nostre produzioni

“Federalimentare accoglie con orgoglio e soddisfazione la proclamazione della Cucina Italiana come Patrimonio Immateriale dell’Unesco”. Lo scrive in una nota stampa il Presidente della Federazione, Paolo Mascarino, secondo il quale “il prestigioso riconoscimento premia la qualità e l’immenso valore culturale della nostra produzione enogastronomica”. 

“È la prima volta che alla cucina di una singola nazione viene assegnato questo status”, osserva Mascarino. “L’Unesco ha quindi riconosciuto l’unicità del modello italiano, capace di coniugare il gusto e la varietà delle ricette a valori sociali come la convivialità e la condivisione della nostra storia millenaria”. 

Il Presidente di Federalimentare sottolinea la straordinaria ricchezza di piatti della nostra cucina, dove “la perfetta combinazione degli ingredienti va a integrarsi con una vasta varietà di tecniche di cottura”. “Questa peculiarità dei nostri cuochi – evidenzia – si associa all’abilità dei nostri imprenditori di saper creare prodotti ineguagliabili, che mantengono la loro unicità malgrado i più disparati tentativi di imitazione”. 

“Nel celebrare questo grande risultato, che rafforza il prestigio del made in Italy agroalimentare”, conclude Mascarino, “desidero ringraziare le nostre istituzioni, a partire dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è spesa personalmente per il raggiungimento di questo traguardo, e dai Ministri Alessandro Giuli, Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani, che hanno seguito passo passo l’andamento del dossier presso l’agenzia dell’ONU”.

UE-MERCOSUR: L’appello del Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino: “Subito sicurezza contro l’incertezza USA”

Federalimentare chiede all’UE di accelerare l’iter di ratifica dell’Accordo di Partenariato UE-Mercosur

Roma, 7 Novembre 2025 – “L’attualità ci impone di agire con prontezza. Pochi giorni fa, l’udienza sulla legittimità di dazi, presso la Corte Suprema degli Stati Uniti, non ha offerto alcuna garanzia immediata. Al contrario, ha aperto un prolungato orizzonte di rischio sistemico per il nostro export”, evidenzia il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino. 

“L’attesa per la sentenza definitiva del massimo tribunale americano – che potrebbe impiegare molto tempo per raggiungere il verdetto – equivale a una paralisi insostenibile per il nostro settore. Per l’Italia, l’Accordo UE Mercosur rappresenta, in questo scenario, un imperativo strategico. È l’unica manovra disponibile a breve termine per costruire un canale vitale di diversificazione del rischio, con cui delineare un futuro di stabilità e crescita. 

L’esperienza dell’accordo CETA con il Canada ne è la prova lampante. L’eliminazione dei dazi ha portato il nostro export a registrare una crescita superiore al 96% a regime. Se con il Mercosur replicassimo questo successo, potremmo aumentare l’export alimentare di 400 milioni, passando dagli oltre 500 attuali a 800 milioni di euro.  I numeri sono decisivi, ma l’accordo con Mercosur non significa solo espandere il mercato. Significa mettere in sicurezza i prodotti italiani verso 300 milioni di consumatori in un’area in forte crescita. L’intesa garantisce la protezione di 57 nostre DOP e IGP e ci assicura un accesso preferenziale a materie prime fondamentali, di cui il nostro Paese non è autosufficiente. Solide clausole di salvaguardia, su richiesta del Governo Meloni a tutela del settore agroalimentare, scatterebbero in qualsiasi paese dell’UE qualora prodotti del Mercosur venissero venduti sotto costo. Inoltre, i prodotti importati devono essere pienamente conformi alle regole fitosanitarie europee.

Per creare una nuova vitale arteria commerciale, alla luce di queste considerazioni – conclude il Presidente Paolo Mascarino – chiediamo al Governo e ai ministri Tajani, Lollobrigida e Urso di agire con la massima celerità. È essenziale finalizzare l’accordo nel minor tempo possibile, nel primario interesse della difesa e della stabilità economica dell’Italia e dell’Europa”.

ECOMONDO: Le sfide per il futuro della filiera nel convegno di Confagricoltura, ENEA, Cl.uster A.grifood N.azionale e Federalimentare

Rimini, 5 novembre 2025 – La sfida di allineare sostenibilità e competitività del settore agroalimentare è stata al centro dei lavori promossi a Ecomondo 2025 da ConfagricolturaFederalimentareCl.uster A.grifood N.azionale ed ENEA. 

Il convegno sul “Sistema agroalimentare sostenibile e nuova visione europea: crescita economica, attrattività e decarbonizzazione” ha riunito i principali attori della filiera, in un confronto moderato da Daniele Rossi (Vicepresidente CL.A.N) e Fabio Iraldo (Prorettore della Scuola Superiore Sant’Anna), evidenziando la necessità di un quadro normativo europeo che sostenga gli sforzi compiuti dalle imprese italiane. I vertici di produzione, industria, distribuzione e finanza hanno poi lanciato un messaggio chiaro dalla tavola rotonda dedicata alla sostenibilità: il percorso “green” è fondamentale.

“Sostenibilità e competitività devono procedere insieme – ha evidenziato Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura -. Non si può chiedere agli agricoltori di essere più sostenibili senza garantire loro condizioni economiche e normative adeguate. La sostenibilità non deve trasformarsi in un costo, ma diventare un fattore di crescita per l’intera filiera. Serve una nuova visione europea che riconosca il valore strategico dell’agricoltura e della filiera agroalimentare, unendo tutti gli attori ‘dal campo alla tavola’”.

Gabriele Cardia, Vice Direttore di Federalimentare, ha messo in luce i rischi legati ai costi energetici per la tenuta del sistema produttivo: “Le nostre imprese stanno compiendo passi concreti per la sostenibilità dei processi produttivi, investendo in eco-progettazione degli imballaggi e in impianti fotovoltaici per l’autoconsumo. Tuttavia, paghiamo l’energia fino al doppio dei concorrenti internazionali. Per competere, serve una vera neutralità tecnologica che ci consenta di usare tutte le possibili fonti energetiche alternative, inclusi nucleare e mini-nucleare, biocarburanti e idrogeno. Senza un piano per ridurre i costi, si rischia di far uscire dal Paese investimenti e aziende”.

Massimo Iannetta, Resp. Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili ENEA nonché membro del Consiglio di Presidenza del Cl.uster A.grifood N.azionale, ha auspicato che “le sfide che attendono il settore agroalimentare si traducano in altrettante opportunità visto che i principali dati macroeconomici restituiscono la fotografia di una filiera in crescita e sempre più vocata all’export. Risulta quindi essenziale, anche tramite iniziative come la Rete italiana della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, valorizzare il dialogo fra agroindustria e ricerca a facendo leva anche sul ricambio generazionale e rafforzando il Patto per le Competenze nel settore, sostenendo il reskilling e upskilling della forza lavoro anche grazie ai progetti europei come AgriFoodSkills finanziato dal Programma Erasmus Plus”.

Il dialogo con Raffaele Rinaldi (Direttore centrale ABI) e Carlo Alberto Buttarelli (Presidente Federdistribuzione) ha allargato il confronto all’intera catena del valore e al ruolo cruciale della finanza. L’appello unanime della filiera è quello di ottenere regole comuni eque. L’Europa può restare competitiva e garantire sicurezza alimentare solo se la sostenibilità viene promossa come vantaggio strategico, non come un onere, garantendo parità di condizioni normative e un sostegno concreto alla transizione energetica.

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Ai lavori ad Ecomondo hanno partecipato anche Ricard Ramon (Capo Unità Sostenibilità – DG AGRI), Rosalinda Scalia (Vice-Capo Unità Bioeconomia & sistemi alimentari – DG RTD), Giulia Listorti (Team leader JRC – Joint Research Centre), Michele Costabile (Direttore LUISS-X.ITE), Mauro Fontana (Presidente Mutti s.p.a.) e Giovanni de Marco (Presidente OP Patto Pomodoro Piemonte).

Plastic e Sugar Tax, Federalimentare: “Rinvio ottima notizia per imprese e famiglie italiane”

Il Presidente Mascarino ringrazia il Governo: “Non ha ceduto a pressioni ideologiche

“Il nuovo rinvio di Plastic Tax e Sugar Tax è un’ottima notizia per le imprese italiane e in particolare per il settore agroalimentare”. Lo afferma in una nota stampa il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, secondo il quale “di questo rinvio si avvantaggeranno anche le famiglie italiane, che non dovranno far fronte all’aumento di prezzo di numerosi beni di consumo”. 

“È molto significativo – continua Mascarino – che il Governo abbia deciso di rinviare l’avvento di queste tasse fino alla fine del 2026, invece che di soli sei mesi com’era avvenuto in precedenza. Ciò dà respiro alle nostre imprese, che per tutto l’anno avevano dovuto lavorare con questa spada di Damocle sopra la testa. Auspichiamo che i prossimi dodici mesi diano modo di lavorare per giungere finalmente all’eliminazione di questi provvedimenti decisi parecchio tempo fa da un altro Governo. A questo proposito, la nostra federazione è pronta a collaborare con le istituzioni al fine di individuare soluzioni idonee a trovare le necessarie coperture finanziarie”. 

“Va sottolineato – aggiunge il Presidente di Federalimentare – che questa decisione non è opportuna solo per ragioni prettamente economiche, ma anche perché si tratta di due tasse profondamente ingiuste, la cui applicazione non migliorerebbe né la protezione dell’ambiente, né la salute dei consumatori. La Plastic Tax, infatti, non garantirebbe la sostituzione della plastica con materiali più sostenibili e non incentiverebbe attività di riciclaggio, di cui l’Italia è peraltro già leader in Europa. La Sugar Tax, invece, ridurrebbe il consumo di calorie pro capite in quantità irrisoria, dando un contributo del tutto irrilevante alla lotta contro l’obesità e le malattie non trasmissibili. La sua adozione darebbe inoltre credito all’antiscientifica teoria che la soluzione per ridurre tali patologie, sempre avversata dal nostro Paese a livello internazionale, consista nella demonizzazione di singoli nutrienti. L’evidenza scientifica mostra invece che è necessario un approccio onnicomprensivo volto a incoraggiare stili di vita corretti, che associno una dieta varia e bilanciata ad un adeguato livello di attività fisica”.

“Ringraziamo pertanto il Governo – conclude Mascarino – per non aver ceduto a pressioni di ordine ideologico e per aver compreso come gli interessi delle imprese coincidano con quelli del Paese”.

Obesità, Federalimentare: “Ottima legge, Italia all’avanguardia nel mondo su diete sane”

“Federalimentare saluta con soddisfazione l’approvazione parlamentare in via definitiva della Legge Pella, la prima al mondo che riconosce l’obesità come una patologia progressiva e recidivante”. Lo scrive in un comunicato stampa il Presidente della Federazione degli alimenti e delle bevande, Paolo Mascarino. “Si tratta di un’ottima legge”, prosegue Mascarino, “che oltre a consentire cure adeguate nell’ambito del servizio sanitario nazionale, mette a punto importanti iniziative volte alla prevenzione di questo fenomeno, che è in forte crescita in tutto il mondo”.

Secondo il Presidente di Federalimentare, “è molto importante che l’Italia si confermi all’avanguardia nella promozione di diete sane ed equilibrate attraverso l’insegnamento dei principi fondamentali della nutrizione sin dalla scuola primaria”. Un insegnamento che non può che ispirarsi alle tradizioni della Dieta Mediterranea”, sottolinea Mascarino, “grazie alla quale il nostro Paese ha saputo coniugare il gusto del mangiare con alti livelli di salute e di longevità”. 

“Come il nostro Governo ha saputo recentemente affermare anche in sede ONU nel corso del Meeting di alto livello sulle malattie non trasmissibili, non è demonizzando questo o quel cibo che si ottiene una dieta sana, ma bilanciando opportunamente porzioni e frequenze di consumo di ogni gruppo di alimenti”. “È inoltre molto apprezzabile – conclude Mascarino – che la legge preveda grandi campagne di informazione volte alla promozione di stili di vita corretti, con particolare riferimento alla necessità di aumentare l’attività fisico-motoria. Troppe volte, infatti, si lega il problemadell’obesità esclusivamente all’alimentazione, dimenticando che la sedentarietà gioca un ruolo enorme nello sviluppo di questa patologia. La decisione di rilanciare lo sport nelle scuole, e in generale nell’educazione dei minori, è pertanto una scelta molto condivisibile per favorire una crescita più salutare delle nuove generazioni”.

“Esprimo il sentito cordoglio di Federalimentare, a nome di tutta l’industria alimentare italiana, per la scomparsa di Giuseppe Adolfo De Cecco. L’Italia perde un capitano d’industria, un uomo che con la sua visione ha saputo valorizzare nel mondo uno dei nostri prodotti più identitari: la pasta. La sua professionalità e il suo impegno rimangono un punto di riferimento per l’industria agroalimentare. Alla famiglia e al Gruppo De Cecco le più sincere condoglianze”. È quanto dichiara Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare

“È con profonda commozione che ho appreso della scomparsa di Alessandra Balocco, un’imprenditrice di grande visione e coraggio. Ha saputo guidare con passione e dedizione l’azienda di famiglia, rafforzandone la presenza internazionale e dimostrando la capacità delle imprese italiane di eccellere a livello globale. L’intera filiera agroalimentare si stringe oggi attorno alla famiglia in questo momento di grande dolore”. Così in una nota Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare.

“Se fosse confermato l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, l’industria alimentare si troverà schiacciata nella morsa tra i dazi al 15%, la svalutazione del dollaro e i costi dei dazi interni alla UE: chiediamo dunque alla UE un intervento urgente a tutela della competitività della sua industria”. Lo dichiara in una nota il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino.

“Se da un lato è vero che questo possa essere l’unico compromesso possibile, dall’altro lato è altresì vero che l’intreccio tra l’impatto dei dazi USA al 15% e la svalutazione del dollaro, che oggi vale altri 13 punti percentuali, non sarà sostenibile per diversi settori – continua Mascarino – e a tutela delle imprese chiediamo alla UE un intervento della mano pubblica: così come gli Stati Uniti hanno fatto con i dazi, che di fatto è un intervento pubblico per proteggere la loro industria, anche noi chiediamo urgenti interventi strutturali per rafforzare la nostra capacità competitiva riducendo i dazi interni alla UE: snellire il carico burocratico sulle imprese, riformare i mercati dell’energia per garantire una riduzione dei prezzi, facilitare l’accesso al credito. In tal senso, proseguire con maggior decisione sulla strada del taglio dei tassi di interesse nell’area euro potrebbe aiutare la crescita economica”. 

“In questo scenario di forte incertezza auspichiamo che le trattative fra la Commissione UE e gli USA proseguano e che nel tempo si possa arrivare progressivamente a definire un’area di libero scambio euroatlantica a dazi zero. Sarebbe la risposta più logica da adottare sia per le nostre economie fortemente interconnesse, che nei confronti delle altre economie globali che potrebbero approfittare di un Occidente debole e impegnato in una guerra commerciale”, riprende Mascarino.

“L’industria alimentare italiana è fortemente orientata all’export: gli USA sono la seconda destinazione del nostro export, e valgono (nel 2024) 7,7 miliardi di fatturato, pari al 14% del totale delle nostre esportazioni. Prima degli Stati Uniti abbiamo solo la Germania, che vale 7,9 miliardi. Dunque – conclude Mascarino – gli USA restano un mercato davvero molto importante, e resta prioritario favorire la presenza delle nostre imprese sostenendone la competitività”. 

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