L’imprenditore della De Nigris 1889 succede a Guglielmo Gennaro Auricchio. Visione internazionale, digitalizzazione delle filiere e resilienza geopolitica i pilastri del nuovo mandato
Milano, 14 maggio 2026 – Il Consiglio Nazionale del Gruppo Giovani Imprenditori ha eletto all’unanimità Marcello De Nigris come nuovo Presidente per il mandato 2026-2030. L’elezione segna il passaggio di testimone con il Presidente uscente Guglielmo Auricchio, al termine di un ciclo caratterizzato da una significativa crescita della base associativa e della coesione interna.
Marcello De Nigris rappresenta la quarta generazione della famiglia alla guida del Gruppo De Nigris 1889, realtà leader mondiale nel settore dell’Aceto Balsamico di Modena IGP e condimenti, riconosciuta come Marchio Storico di Interesse Nazionale. Con un percorso formativo d’eccellenza perfezionato presso la Hult International Business School Londra, De Nigris ricopre il ruolo di Key Account Manager, contribuendo in prima linea alla diffusione del brand in oltre 95 mercati esteri attraverso i 4 stabilimenti del gruppo, cuore produttivo e simbolo dell’eccellenza manifatturiera Italiana.
“Assumo questo incarico con grande senso di responsabilità e con la chiara missione di rafforzare il ruolo dei giovani imprenditori come motore di innovazione per l’industria alimentare italiana”, ha dichiarato il neo-presidente Marcello De Nigris. “Il nostro comparto deve oggi navigare scenari internazionali complessi, segnati da turbolenze geopolitiche e nuove sfide commerciali. Per il quadriennio 2026-2030, la nostra strategia unirà la tutela delle tradizioni del Made in Italy a una decisa trasformazione digitale, consapevoli che l’innovazione è una tradizione che si rinnova. Vogliamo che Federalimentare Giovani sia il laboratorio dove si progetta l’alimentare del futuro: tecnologicamente avanzato, sostenibile e capace di comunicare il proprio valore in modo univoco sui mercati”.
De Nigris punterà durante il suo mandato su una maggiore integrazione con le altre eccellenze del Sistema-Paese, ricalcando i modelli di collaborazione già avviati con le filiere del legno-arredo e della moda, per fare del Food Made in Italy il perno di un’offerta nazionale sempre più competitiva e riconosciuta. Riconosce nelle family company impegnate nel ricambio generazionale il testimone del saper fare all’Italiana, vera eredità delle nostre imprese.
Il Presidente uscente, Guglielmo Gennaro Auricchio, ha espresso grande soddisfazione per la nomina del suo successore: “Marcello è la figura ideale per dare continuità ai progetti avviati in questi anni. Ho avuto modo di apprezzarne non solo la profonda competenza tecnica e la visione internazionale, ma anche la straordinaria capacità di fare squadra e il profondo attaccamento ai valori della nostra Federazione. La sua nomina è il coronamento di un impegno costante e sono certo che, sotto la sua guida, il Gruppo saprà consolidare il ruolo di interlocutore autorevole e propositivo. A Marcello va tutto il mio sostegno e l’augurio di un quadriennio ricco di successi: lascio un Gruppo unito, motivato e in ottime mani”.
Nelle prossime settimane, il Presidente De Nigris provvederà alla nomina dei Vice Presidenti e alla definizione della squadra di Presidenza che lo affiancherà per i prossimi quattro anni.
Con crisi Stretto Hormuz agroalimentare comparto più in difficoltà
Milano, 11 maggio 2026 – La chiusura dello Stretto di Hormuz e le complessità geopolitiche internazionali hanno innescato uno shock di sistema che sta colpendo duramente tutti i settori produttivi. L’agroalimentare è il comparto che più degli altri sta registrando le maggiori difficoltà, a causa di una riduzione massiccia dei transiti di materie prime fondamentali dal Golfo Persico, alla quale si unisce un aumento dei costi dell’energia che, con il perdurare della crisi, rischiano di riversare i loro effetti negativi su tutta la catena del valore. È questo il dato emerso in occasione dell’evento “The New Food Order: Geopolitical Shock and European Agrifood Resilience”,promosso da Federalimentare in collaborazione con FoodDrinkEurope e presentato oggi a Tuttofood 2026, a Milano.
Attraverso Hormuz transita circa la metà dei fertilizzanti che nutrono il pianeta: urea, ammoniaca, zolfo, idrogeno, gas naturale — tutti ingredienti fondamentali dei fertilizzanti azotati, senza i quali l’agricoltura moderna non potrebbe esistere come la conosciamo. La FAO ha avvertito che, se la crisi dovesse persistere, i prezzi globali dei fertilizzanti potrebbero restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026. Per gli agricoltori italiani ed europei — che operano già con margini ridotti — questo si potrebbe tradurre in una scelta dolorosa: ridurre le dosi di fertilizzante (con rese inferiori) o assorbire i costi (con rischio di insolvenza).
Il costo dell’energia nei processi produttivi
La produzione nazionale di gas in Italia copre solamente poco più del 4%, troppo poco per fare a meno dell’import. Per le imprese agroalimentari italiane questo si riflette direttamente sui costi di irrigazione (energia per le pompe), serre (riscaldamento e illuminazione), trasformazione e conservazione dei prodotti, logistica e distribuzione.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha messo a nudo la dipendenza energetica a cui è soggetta la produzione alimentare industriale. Un sistema basato su filiere lunghe e fertilizzanti sintetici ad alto impatto energetico si rivela strutturalmente instabile e potenzialmente rischioso per la sicurezza alimentare globale.
Anche uno scenario positivo — la riapertura dello Stretto — non risolverebbe il problema nell’immediato. Quando le navi potranno tornare a transitare, i produttori di fertilizzanti dovranno aspettare che la produzione di gas naturale nel Golfo si riporti a regime, un processo che richiederà mesi o addirittura anni.
Raffaele Fitto, Executive Vice-President for Cohesion and Reforms, intervenuto in video collegamento ha dichiarato: “Gli ultimi anni ci hanno insegnato che nessun settore è immune agli shock geopolitici. Dalla pandemia alle tensioni commerciali, alla crisi energetica, agli eventi meteorologici estremi, come le alluvioni, o la siccità, il nostro sistema agroalimentare è chiamato a rispondere a sfide senza precedenti. Eppure i dati ci dicono che il settore risponde bene alle crisi. L’export agroalimentare europeo rimane stabile: questo perché insieme, istituzioni e settore abbiamo investito nel rafforzamento della solidità del settore con azioni concrete. La visione sul cibo e l’agricoltura, la strategia per il ricambio generazionale, strumenti contro le pratiche commerciali sleali, ma anche la semplificazione, il rafforzamento dei controlli sulle importazioni, il piano per il settore zootecnico. Tutto questo perché l’autonomia strategica non è un’opzione, ma una necessità. In un mondo dove le catene di approvvigionamento sono armi geopolitiche, l’Europa deve giocare un ruolo da protagonista”.
Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, ha affermato: “È fondamentale il lavoro della distribuzione e della trasformazione nel nostro sistema industriale. È importante per le imprese che ne fanno parte, per l’economia nel suo complesso ed è importante per i produttori primari. Perché il produttore primario, anche agricolo, realizza un prodotto di alta qualità che deve essere venduto bene per poter avere il giusto prezzo. Che paghi non solo i costi, ma che faccia crescere anche il reddito dei produttori stessi. Quindi è fondamentale il lavoro che Federalimentare e che l’industria alimentare fanno in rappresentanza di un modello che della qualità fa ancora la sua bandiera principale e che negli ultimi anni ha investito ancora di più sulla qualità, e ciò significa difendere la qualità complessiva del sistema e il valore aggiunto”.
Il Vice Direttore FAO, Maurizio Martina, in un messaggio video ha osservato: “Pace e stabilità sono requisiti essenziali per la sicurezza alimentare nel mondo. Il conflitto in Medio Oriente sta generando perturbazioni globali, che coinvolgono il settore agroalimentare in ogni latitudine. In condizioni normali nello Stretto di Hormuz transitano circa il 35% del petrolio globale, il 20% del gas naturale e il 25% dei fertilizzanti scambiati a livello mondiale. Con il conflitto gli scambi sono crollati di oltre il 95% e questo ha innescato forti turbolenze, che si trasmettono al settore agroalimentare attraverso quattro canali principali: interruzioni delle importazioni alimentari nei paesi del Golfo; i prezzi dell’energia, che aumentano i costi su tutta la filiera – irrigazione, produzione, trasporti, logistica, trasformazione alimentare; l’aumento dei fattori produttivi, in particolare i fertilizzanti; ricadute economiche sui flussi delle rimesse e il calo del potere di acquisto. Come FAO stiamo cercando di indirizzare i nostri sforzi lungo tre fasi: sul breve periodo dobbiamo avere rotte commerciali alternative; nel medio periodo occorre diversificare le fonti di approvvigionamento e rafforzare la cooperazione di carattere regionale; nel lungo periodo bisogna investire in sistemi nazionali agricoli più sostenibili, più resilienti e investire in energie alternative e in fertilizzanti verdi. La FAO è pronta a dare una mano. Con il Governo italiano stiamo lavorando tanto e sono grato alle istituzioni nazionali per il lavoro che stiamo facendo insieme, a partire dai ministri Lollobrigida e Tajani e a tutte le autorità coinvolte in questa situazione di emergenza. Occasioni come questa sono utili per condividere le analisi di scenario che dobbiamo offrire alle imprese, attraverso un lavoro di squadra, per rendere i nostri sistemi agricoli alimentari più giusti, equi e sostenibili e garantire cibo sano e sicuro alle popolazioni”.
Dirk Jacobs, Direttore Generale FoodDrinkEurope, ha sottolineato: “Non avevamo mai vissuto una situazione simile: dopo la pandemia, la guerra in Ucraina e la crisi energetica, anche il conflitto in Medio Oriente sta mettendo sotto pressione l’intero settore agroalimentare. La carenza di fertilizzanti, insieme all’aumento dei costi di energia, logistica e packaging, rischia di ridurre la disponibilità dei prodotti alimentari e di far aumentare ulteriormente i prezzi per i consumatori. È una situazione molto seria che stiamo cercando di gestire nel miglior modo possibile”.
Secondo il Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti: “Avevamo iniziato a investire in Paesi meno coinvolti dai conflitti, ma oggi lo scenario è cambiato e mercati come Giappone e Australia stanno diventando sempre più strategici. Per l’agricoltura la situazione è delicata: la guerra rischia di aggravare la povertà alimentare e di far aumentare ulteriormente i costi del cibo. La FAO sta già registrando, dopo la guerra in Ucraina, il livello più alto dell’indice dei prezzi alimentari. Per questo nei prossimi 6-9 mesi sarà necessario adottare misure forti. Mi auguro che il conflitto possa terminare il prima possibile, perché attraverso lo Stretto di Hormuz non passa soltanto il petrolio, ma gran parte delle merci mondiali. L’Europa resta una grande potenza industriale, ma i singoli Paesi da soli hanno poco peso nel mercato globale. Il consumatore oggi forse non percepisce ancora gli effetti della crisi, ma nei prossimi mesi potrebbe accorgersene con aumenti dei prezzi e minore disponibilità di prodotti. Servono misure urgenti per evitare una nuova impennata dell’inflazione alimentare”.
Per Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare: “Nonostante lo scenario internazionale mutevole, l’industria alimentare è in buona salute. Nel 2025, il settore ha raggiunto un fatturato di 204 miliardi di euro, in crescita del +3,6% sull’anno precedente, sostenuto da un buon trend della produzione industriale (+1,6%) e da un export dinamico (+4,2%). Ma le tensioni provenienti da Hormuz, con le sue ricadute su energia, imballaggi, packaging e approvvigionamento di alcune materie prime strategiche, come i fertilizzanti, stanno però incidendo negativamente su tutta la catena del valore agroalimentare. Un conflitto prolungato nel Golfo rischia di portare il Paese a rischio stagflazione, e anche se la crisi dovesse risolversi in breve tempo ci vorranno molti mesi per tornare ad una normalizzazione dei prezzi e degli approvvigionamenti. Viviamo una crisi che non è solo italiana ma europea, ed è in Europa che si devono trovare soluzioni straordinarie ad eventi straordinari. Le proposte avanzate dal Governo Meloni, come la revisione degli Ets o quella di estendere anche al caro-energia le deroghe al Patto di stabilità, attivando le clausole di salvaguardia, sono due soluzioni che darebbero fiato alle industrie. Soprattutto a quella alimentare che, lo ricordo, è tra le prime manifatture italiane e la prima in Europa”.
Gli investimenti in startup hanno superato i 120 milioni di euro, +18% nel 2025 rispetto al 2024
Roma, 31 marzo 2026. La startup economy nell’Agri&FoodTech è un ecosistema in evoluzione su cui è fondamentale investire. Questo è il dato principale emerso dal Rapporto 2026 “La Trasformazione tecnologica dell’agroalimentare Made in Italy: il contributo delle startup e la sfida dell’intelligenza artificiale” promosso da Federalimentare e presentato alla Camera dei Deputati, in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, sostenuto da Confagricoltura e realizzato dal Centro di Ricerca Luiss-X.ITE, con la collaborazione degli esperti di LinfaAgriFoodTech Fund.Il Rapporto 2026 ha evidenziato come il settore, pur presentando segnali di rafforzamento rispetto al 2025, necessita ancora di un importante sforzo per consolidare e potenziare la leadership italiana in quest’era di forti cambiamenti. Il comparto, sottolinea il Rapporto 2026, richiede uno sforzo immediato e rilevante per accelerare la trasformazione tecnologica in capacità industriale, elaborando nuovi modelli di investimento idonei a coinvolgere tutti gli attori del settore, a cominciare dalle imprese, grandi, medie e piccole. Uno sforzo che deve indirizzarsi anche verso la sfida dell’intelligenza artificiale: fattore abilitante della trasformazione tecnologica per tutte le imprese.
Investimenti in startup AgriFoodTech
Se l’edizione 2025 del Rapporto aveva evidenziato un ecosistema dell’innovazione guidato dalle startup AgriFoodTech effervescente, ma ancora molto sottodimensionato rispetto ai benchmark europei, nel 2026 si registra uno sviluppo e una riduzione del gap con Germania, Francia e Spagna. Gli investimenti sulle startup hanno superato i 120 milioni di euro (122 milioni di euro e +18% nel 2025 rispetto al 2024). È cresciuto anche il numero delle startup AgriFoodTech operanti in Italia lungo tutta la filiera “dal campo alla tavola”: sono 571 quelle attive mappate nel Rapporto 2026, erano 550 quelle mappate nel Rapporto 2025. Nell’ecosistema operano, inoltre, 20 centri di ricerca e 15 fra fondi specializzati, incubatori e acceleratori. Numeri destinati ad aumentare significativamente se si considera che il valore di tutta la filiera agroalimentare – ‘from farm to fork’ – in Italia ha superato i 700 miliardi di euro con un peso pari al 32% del PIL nazionale.
Ruolo dell’Intelligenza Artificiale per il settore agroalimentare Made in Italy
L’AI si sta affermando innanzitutto come tecnologia abilitante diffusa, capace di migliorare efficienza e performance nei diversi segmenti della filiera. Le potenzialità offerte dalla AI, con competenze sempre più avanzate e profonde, sono destinate a giocare un ruolo sempre più rilevante nella trasformazione strutturale del settore. Nel complesso, l’Intelligenza Artificiale rappresenta già oggi una tecnologia centrale anche per il futuro dell’agroalimentare e le imprese, grandi, medie o piccole, dovranno ridisegnare il loro business intorno alle soluzioni di AI. Nel complesso, si delinea un ecosistema in evoluzione che, pur mostrando segnali di rafforzamento, richiede uno sforzo deciso e immediato per accelerare la trasformazione della ricerca e della tecnologia in innovazione, capacità industriale e modelli di investimento, così da consolidare e rafforzare la leadership dell’agroalimentare Made in Italy.
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, in un videomessaggio ha dichiarato:“L’edizione 2026 della Giornata Nazionale del Made in Italy segna un nuovo primato. In due anni le iniziative sono più che raddoppiate ed è la prova vitale di una rete che racconta la ricchezza e la dinamicità del nostro sistema produttivo. Il Made in Italy poggia su solide filiere, le 5 A: alimentazione, abbigliamento, arredo, automotive e automazione, e si amplia a settori dal più elevato valore aggiunto come abbiamo indicato anche nel Libro Bianco “Made in Italy 2030”: l’economia della salute, lo spazio e la difesa, l’economia blu, il turismo, le industrie culturali e creative. Questi comparti, crescenti, rafforzano la presenza internazionale delle nostre imprese e sostengono la crescita delle esportazioni. Oggi siamo diventati, accanto al Giappone, il quarto esportatore a livello mondiale. La forza del Made in Italy risiede nelle competenze e nella capacità di saper trasmettere i saperi. Vogliamo costruire una infrastruttura del sapere che valorizzi le eccellenze produttive anche attraverso il passaggio generazionale delle competenze nelle aziende per rafforzare la competitività nazionale”.
Secondo Giorgio Salvitti, Consigliere del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida: “Il Masaf punta in maniera decisiva sull’innovazione tecnologica: non è affatto un ossimoro accostarla all’agricoltura, ma piuttosto uno strumento fondamentale per sviluppare un settore determinante non solo sotto il profilo economico, ma anche sociale per il Paese. Si tratta di un comparto che va sostenuto attraverso investimenti, per accompagnare la fase di transizione in atto. L’intelligenza artificiale può sostenere questo processo, in particolare nella capacità di predisporre conoscenze anticipate. Basti pensare, ad esempio, alla possibilità di ottimizzare l’uso delle risorse idriche. Anche sul fronte del ricambio generazionale registriamo numeri molto significativi, che contribuiscono all’incremento della produttività. La qualità dei nostri prodotti è inattaccabile: disponiamo di unicità, a partire dalla biodiversità, che devono essere tutelate attraverso investimenti mirati. Dobbiamo inoltre sfruttare il riconoscimento UNESCO della cucina italiana, avendo la capacità di trasformare questo risultato in una concreta leva economica”.
Per Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare: “L’industria alimentare italiana, che nel 2025 ha segnato nuovi record con oltre 200 miliardi di fatturato e 59 miliardi di export, si conferma un successo globale perché rappresenta quello che il mondo cerca: qualità, gusto, tradizione, fiducia. Per sostenere il suo sviluppo anche in futuro, l’innovazione sarà alla base della competitività del settore, anche per seguire i nuovi trend dell’alimentazione mondiale. Per questo abbiamo voluto dare alta priorità alla costruzione di un ecosistema nazionale dell’innovazione del settore agroalimentare, che favorisca l’incontro tra centri di ricerca e industrie, in particolare le PMI, e alla promozione della conoscenza e dello sviluppo delle start-up innovative in Italia”.
IlPresidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni, ha dichiarato: “L’agricoltura è un asset fondamentale e, in tale settore, la capacità di attrarre finanziamenti e la ricerca assumono un ruolo centrale. Occorre passare sempre di più da una logica assistenzialistica a una cultura che punti a generare innovazione, per saper stare sui mercati e incrementare gli investimenti tecnologici. Quello che il Governo sta facendo per il comparto non ha precedenti, in termini di misure e risorse. Il compito della politica è migliorare il valore economico e la redditività delle imprese agricole, che competono sempre più sui mercati globali. In questo contesto, il trasferimento tecnologico è fondamentale: aziende più efficienti hanno costi più bassi e riescono a generare maggior valore. È una condizione essenziale per la sopravvivenza del sistema agricolo. Serve inoltre favorire il ricambio generazionale, che spesso porta con sé anche innovazione e nuove competenze. In questo senso, le start-up rappresentano un motore centrale dell’accelerazione tecnologica e uno strumento chiave per il trasferimento di conoscenze e tecnologie”.
Secondo Luca Brondelli di Brondello, Vicepresidente nazionale di Confagricoltura: “L’innovazione nell’agroalimentare è ormai imprescindibile, sia in agricoltura che nella trasformazione industriale. In Italia si investe nel settore Agri-food, ma non abbastanza rispetto all’estero. Nel 2025 gli investimenti hanno raggiunto 122 milioni di euro. Per essere davvero competitivi dovremmo almeno raddoppiarli. Una delle sfide principali è rendere queste innovazioni – dall’intelligenza artificiale alla digitalizzazione dei processi – accessibili anche alle piccole medie imprese, che costituiscono gran parte del nostro tessuto produttivo. Un’altra sfida fondamentale è il rientro dei talenti: molti giovani oggi fondano start-up all’estero e per riportarli in Italia non bastano incentivi fiscali, serve coinvolgerli in un vero progetto di innovazione del Paese. Le applicazioni dell’intelligenza artificiale sono già molteplici, dall’ottimizzazione dei processi produttivi all’analisi dei costi, fino alla gestione dei dati meteo e dell’irrigazione. Tuttavia, restano due ostacoli principali: la carenza di competenze e la frammentazione aziendale, che rallentano una diffusione più ampia di queste tecnologie”.
Per Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività produttive della Camera: “Come Commissione Attività produttive abbiamo lavorato sia sulla nuova legge sul Made in Italy, che tutela le nostre eccellenze, sia sul tema dell’intelligenza artificiale. Sappiamo quanto stia già incidendo – e quanto inciderà ancora di più in futuro – sul mondo delle piccole e medie imprese e sulle filiere d’eccellenza. La politica deve restare al fianco di questo sistema: il Made in Italy rappresenta un punto di forza anche di fronte a sfide come i dazi. Nonostante le difficoltà geopolitiche degli ultimi mesi, le aziende italiane continuano a ottenere risultati positivi sui mercati esteri. Per questo è fondamentale continuare a valorizzare e sostenere il nostro tessuto produttivo”.
Secondo Francesco Battistoni, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati: “La Giornata Nazionale del Made in Italy che festeggiamo il 15 aprile è l’occasione per dire ancora una volta grazie alle nostre imprese, al nostro settore manifatturiero e alla capacità tutta italiana di saper fare, produrre ed esportare nel mondo il nostro genio. Il Made in Italy è la somma perfetta di ciò che l’Italia rappresenta nel mondo: identità, cultura, storia, tradizione, ricerca e innovazione. Le attuali sfide globali, ci impongono di saper gestire come risorsa preziosa le nuove tecnologie. Molta della nostra competitività nei mercati esteri passerà proprio dalla capacità che avremo di guidare i cambiamenti in atto e di saperli cogliere, riconoscendo le grandi opportunità di sviluppo della transizione digitale. L’Italia, grazie all’azione del Governo e al dialogo costante con il settore produttivo, è già sulla buona strada e i numeri crescenti dell’export, con l’obiettivo di arrivare al 2027 ai 700 miliardi, ci dicono che il percorso intrapreso è quello giusto”.
Per Laura Mongiello,Presidente del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Tecnologi Alimentari (OTAN): “In un’epoca di trasformazioni radicali, l’intelligenza artificiale e le nuove frontiere dell’AgriFoodTech non rappresentano più una semplice opzione, ma una necessità operativa che ridefinisce i confini della sicurezza alimentare predittiva e della tracciabilità. Il nostro compito istituzionale non è limitato all’osservazione, ma consiste nel governare l’algoritmo con l’etica della competenza: dobbiamo garantire che l’innovazione serva a formulare alimenti sempre più sicuri, sani e ‘clean label’, rispondendo alla domanda di trasparenza che arriva dai cittadini. Il rapporto odierno parla chiaro: investire nelle startup innovative non significa solo rincorrere il profitto, ma blindare il valore sociale e l’integrità del nostro Made in Italy. Ogni euro investito in tecnologia è uno scudo contro le contraffazioni e una garanzia per la salute delle future generazioni”.
Per Michele Costabile,Direttore del Centro di Ricerca Luiss X.ITE su Tecnologie e Comportamenti di mercato: “Ciò che emerge con chiarezza dal Rapporto 2026 è che la sfida principale non risiede solo nella disponibilità di tecnologie per il settore agroalimentare ma nella capacità di tradurle in applicazioni scalabili e adottate dal mercato. Emerge con forza il potenziale di impatto dell’AgriFoodTech, in grado di influenzare ambiti diversi e rilevantissimi quali clima e risorse ambientali, salute e benessere, energia e nuovi materiali. In questa prospettiva, le politiche di sostegno all’ecosistema delle startup AgriFoodTech assumono un ruolo strategico, agendo come veri e propri moltiplicatori della trasformazione tecnologica di molteplici settori chiave per l’economia del Paese. In continuità con il Rapporto 2025, si conferma il ruolo strategico di iniziative imprenditoriali e istituzionali – quali agri&food technopole, programmi di open innovation e meccanismi di matching pubblico-privato per investimenti e integrazione fra gli attori dell’ecosistema dell’innovazione – insieme alla necessità di attrarre talenti e startup dall’estero, anche attraverso la creazione di una “zona franca” per l’innovazione AgriFoodTech”.
Secondo Marco Gaiani, Founder & Partner Fondo LINFA: “L’osservatorio Luiss Federalimentare restituisce un ecosistema AgriFoodTech che respira, anche in momenti di grande incertezza geopolitica: gli investimenti tornano a crescere, il numero di fondi e acceleratori si rinforza, le startup proliferano. Questi sono segnali solidi. Ma il dato che ci preoccupa è la traiettoria di crescita delle startup: il 58% rimane in fase seed, il 28% in post-seed. Abbiamo un problema di scalabilità, non di innovazione di partenza. Parallelamente, l’AI sta cominciando a impattare concretamente l’agroalimentare – il 31% delle startup mappa AI come driver – ma la maturità è ancora eterogenea. Questa è la grande opportunità da cogliere, e per coglierla serve ancora infrastruttura: dati standardizzati, banda rurale, piattaforme condivise. Per questo crediamo che il prossimo passo non sia moltiplicare i fondi seed, ma costruire capacità di growth. Come Linfa, il primo fondo italiano focalizzato su late-stage AgriFoodTech, vediamo ogni giorno cosa significa accompagnare una startup dalla validazione di mercato alla scalabilità: non è solo capital, è governance, accesso alla distribuzione, integrazione di filiera. Questo è il vero collo di bottiglia oggi”.
Fabio Menichini,Senior Manager Brembo Solutions ha dichiarato: “L’Intelligenza Artificiale è sempre più una leva strategica per la competitività delle filiere industriali. In Brembo ne sfruttiamo appieno il potenziale, sviluppando soluzioni avanzate che applichiamo ai nostri processi e prodotti e che portiamo anche ad altri settori attraverso la business unit Brembo Solutions. Un esempio è ALCHEMIX, la nostra soluzione di Intelligenza Artificiale sviluppata per accelerare l’innovazione digitale anche in ambiti come il Food & Beverage, dove la formulazione riveste un ruolo chiave nelle attività di Ricerca e Sviluppo”.
“Il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivo. Con la sottoscrizione del Mercosur il Governo fa il bene del Paese e delle imprese, rispondendo concretamente alle necessità e agli obiettivi di crescita e di sviluppo dell’Italia che sono alla base del progresso non solo economico, ma anche sociale”. Lo dichiara il Presidente di Federalimentare Paolo Mascarino.
“Federalimentare – prosegue – è assolutamente soddisfatta dell’accordo raggiunto e ringrazia il Governo per aver fatto prevalere gli interessi nazionali, prendendosi qualche settimana in più per ulteriormente rafforzare le clausole di salvaguardia a tutela degli agricoltori europei senza però mettere a rischio l’avvio del trattato: quello che già il 16 dicembre era un buonissimo accordo, con le intese odierne diventa un ottimo accordo”.
“L’accordo Ue-Mercosur per l’industria alimentare – aggiunge Mascarino – è una straordinaria opportunità di crescita e di sviluppo in grado di aiutarci a diversificare i fattori di rischio legati ai dazi statunitensi, dei quali attualmente non sentiamo ancora a pieno gli effetti. Aprire alle nostre imprese canali commerciali sicuri con il Mercosur significa da un lato mettere in sicurezza i prodotti italiani verso 300 milioni di consumatori in un’area in forte crescita e, dall’altro, assicurare all’Italia e all’Europa una via preferenziale di accesso ad alcune materie prime fondamentali per le quali non siamo autosufficienti”.
“Di questo importante risultato ringraziamo ancora una volta il Governo Meloni e i ministri Lollobrigida, Tajani e Urso che così come hanno ottenuto un grande successo politico sul negoziato antidumping sulla pasta, hanno permesso al Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di presentarsi in Paraguay per firmare l’accordo definitivo, potendo contare sul sostegno convinto dell’Italia”, conclude Mascarino.
“Federalimentare accoglie con orgoglio e soddisfazione la proclamazione della Cucina Italiana come Patrimonio Immateriale dell’Unesco”. Lo scrive in una nota stampa il Presidente della Federazione, Paolo Mascarino, secondo il quale “il prestigioso riconoscimento premia la qualità e l’immenso valore culturale della nostra produzione enogastronomica”.
“È la prima volta che alla cucina di una singola nazione viene assegnato questo status”, osserva Mascarino. “L’Unesco ha quindi riconosciuto l’unicità del modello italiano, capace di coniugare il gusto e la varietà delle ricette a valori sociali come la convivialità e la condivisione della nostra storia millenaria”.
Il Presidente di Federalimentare sottolinea la straordinaria ricchezza di piatti della nostra cucina, dove “la perfetta combinazione degli ingredienti va a integrarsi con una vasta varietà di tecniche di cottura”. “Questa peculiarità dei nostri cuochi – evidenzia – si associa all’abilità dei nostri imprenditori di saper creare prodotti ineguagliabili, che mantengono la loro unicità malgrado i più disparati tentativi di imitazione”.
“Nel celebrare questo grande risultato, che rafforza il prestigio del made in Italy agroalimentare”, conclude Mascarino, “desidero ringraziare le nostre istituzioni, a partire dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che si è spesa personalmente per il raggiungimento di questo traguardo, e dai Ministri Alessandro Giuli, Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani, che hanno seguito passo passo l’andamento del dossier presso l’agenzia dell’ONU”.
Federalimentare chiede all’UE di accelerare l’iter di ratifica dell’Accordo di Partenariato UE-Mercosur
Roma, 7 Novembre 2025 – “L’attualità ci impone di agire con prontezza. Pochi giorni fa, l’udienza sulla legittimità di dazi, presso la Corte Suprema degli Stati Uniti, non ha offerto alcuna garanzia immediata. Al contrario, ha aperto un prolungato orizzonte di rischio sistemico per il nostro export”, evidenzia il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino.
“L’attesa per la sentenza definitiva del massimo tribunale americano – che potrebbe impiegare molto tempo per raggiungere il verdetto – equivale a una paralisi insostenibile per il nostro settore. Per l’Italia, l’Accordo UE Mercosur rappresenta, in questo scenario, un imperativo strategico. È l’unica manovra disponibile a breve termine per costruire un canale vitale di diversificazione del rischio, con cui delineare un futuro di stabilità e crescita.
L’esperienza dell’accordo CETA con il Canada ne è la prova lampante. L’eliminazione dei dazi ha portato il nostro export a registrare una crescita superiore al 96% a regime. Se con il Mercosur replicassimo questo successo, potremmo aumentare l’export alimentare di 400 milioni, passando dagli oltre 500 attuali a 800 milioni di euro. I numeri sono decisivi, ma l’accordo con Mercosur non significa solo espandere il mercato. Significa mettere in sicurezzai prodotti italiani verso 300 milioni di consumatori in un’area in forte crescita. L’intesa garantisce la protezione di 57 nostre DOP e IGP e ci assicura un accesso preferenziale a materie prime fondamentali, di cui il nostro Paese non è autosufficiente. Solide clausole di salvaguardia, su richiesta del Governo Meloni a tutela del settore agroalimentare, scatterebbero in qualsiasi paese dell’UE qualora prodotti del Mercosur venissero venduti sotto costo. Inoltre, i prodotti importati devono essere pienamente conformi alle regole fitosanitarie europee.
Per creare una nuova vitale arteria commerciale, alla luce di queste considerazioni – conclude il Presidente Paolo Mascarino – chiediamo al Governo e ai ministri Tajani, Lollobrigida e Urso di agire con la massima celerità. È essenziale finalizzare l’accordo nel minor tempo possibile, nel primario interesse della difesa e della stabilità economica dell’Italia e dell’Europa”.
Rimini, 5 novembre 2025 – La sfida di allineare sostenibilità e competitività del settore agroalimentare è stata al centro dei lavori promossi a Ecomondo 2025 da Confagricoltura, Federalimentare, Cl.uster A.grifood N.azionale ed ENEA.
Il convegno sul “Sistema agroalimentare sostenibile e nuova visione europea: crescita economica, attrattività e decarbonizzazione” ha riunito i principali attori della filiera, in un confronto moderato da Daniele Rossi (Vicepresidente CL.A.N) e Fabio Iraldo (Prorettore della Scuola Superiore Sant’Anna), evidenziando la necessità di un quadro normativo europeo che sostenga gli sforzi compiuti dalle imprese italiane. I vertici di produzione, industria, distribuzione e finanza hanno poi lanciato un messaggio chiaro dalla tavola rotonda dedicata alla sostenibilità: il percorso “green” è fondamentale.
“Sostenibilità e competitività devono procedere insieme – ha evidenziato Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura -. Non si può chiedere agli agricoltori di essere più sostenibili senza garantire loro condizioni economiche e normative adeguate. La sostenibilità non deve trasformarsi in un costo, ma diventare un fattore di crescita per l’intera filiera. Serve una nuova visione europea che riconosca il valore strategico dell’agricoltura e della filiera agroalimentare, unendo tutti gli attori ‘dal campo alla tavola’”.
Gabriele Cardia, Vice Direttore di Federalimentare, ha messo in luce i rischi legati ai costi energetici per la tenuta del sistema produttivo: “Le nostre imprese stanno compiendo passi concreti per la sostenibilità dei processi produttivi, investendo in eco-progettazione degli imballaggi e in impianti fotovoltaici per l’autoconsumo. Tuttavia, paghiamo l’energia fino al doppio dei concorrenti internazionali. Per competere, serve una vera neutralità tecnologica che ci consenta di usare tutte le possibili fonti energetiche alternative, inclusi nucleare e mini-nucleare, biocarburanti e idrogeno. Senza un piano per ridurre i costi, si rischia di far uscire dal Paese investimenti e aziende”.
Massimo Iannetta, Resp. Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili ENEA nonché membro del Consiglio di Presidenza del Cl.uster A.grifood N.azionale, ha auspicato che “le sfide che attendono il settore agroalimentare si traducano in altrettante opportunità visto che i principali dati macroeconomici restituiscono la fotografia di una filiera in crescita e sempre più vocata all’export. Risulta quindi essenziale, anche tramite iniziative come la Rete italiana della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, valorizzare il dialogo fra agroindustria e ricerca a facendo leva anche sul ricambio generazionale e rafforzando il Patto per le Competenze nel settore, sostenendo il reskilling e upskilling della forza lavoro anche grazie ai progetti europei come AgriFoodSkills finanziato dal Programma Erasmus Plus”.
Il dialogo con Raffaele Rinaldi (Direttore centrale ABI) e Carlo Alberto Buttarelli (Presidente Federdistribuzione) ha allargato il confronto all’intera catena del valore e al ruolo cruciale della finanza. L’appello unanime della filiera è quello di ottenere regole comuni eque. L’Europa può restare competitiva e garantire sicurezza alimentare solo se la sostenibilità viene promossa come vantaggio strategico, non come un onere, garantendo parità di condizioni normative e un sostegno concreto alla transizione energetica.
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Ai lavori ad Ecomondo hanno partecipato anche Ricard Ramon (Capo Unità Sostenibilità – DG AGRI), Rosalinda Scalia (Vice-Capo Unità Bioeconomia & sistemi alimentari – DG RTD), Giulia Listorti (Team leader JRC – Joint Research Centre), Michele Costabile (Direttore LUISS-X.ITE), Mauro Fontana (Presidente Mutti s.p.a.) e Giovanni de Marco (Presidente OP Patto Pomodoro Piemonte).
Il Presidente Mascarino ringrazia il Governo: “Non ha ceduto a pressioni ideologiche
“Il nuovo rinvio di Plastic Tax e Sugar Tax è un’ottima notizia per le imprese italiane e in particolare per il settore agroalimentare”. Lo afferma in una nota stampa il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, secondo il quale “di questo rinvio si avvantaggeranno anche le famiglie italiane, che non dovranno far fronte all’aumento di prezzo di numerosi beni di consumo”.
“È molto significativo – continua Mascarino – che il Governo abbia deciso di rinviare l’avvento di queste tasse fino alla fine del 2026, invece che di soli sei mesi com’era avvenuto in precedenza. Ciò dà respiro alle nostre imprese, che per tutto l’anno avevano dovuto lavorare con questa spada di Damocle sopra la testa. Auspichiamo che i prossimi dodici mesi diano modo di lavorare per giungere finalmente all’eliminazione di questi provvedimenti decisi parecchio tempo fa da un altro Governo. A questo proposito, la nostra federazione è pronta a collaborare con le istituzioni al fine di individuare soluzioni idonee a trovare le necessarie coperture finanziarie”.
“Va sottolineato – aggiunge il Presidente di Federalimentare – che questa decisione non è opportuna solo per ragioni prettamente economiche, ma anche perché si tratta di due tasse profondamente ingiuste, la cui applicazione non migliorerebbe né la protezione dell’ambiente, né la salute dei consumatori. La Plastic Tax, infatti, non garantirebbe la sostituzione della plastica con materiali più sostenibili e non incentiverebbe attività di riciclaggio, di cui l’Italia è peraltro già leader in Europa. La Sugar Tax, invece, ridurrebbe il consumo di calorie pro capite in quantità irrisoria, dando un contributo del tutto irrilevante alla lotta contro l’obesità e le malattie non trasmissibili. La sua adozione darebbe inoltre credito all’antiscientifica teoria che la soluzione per ridurre tali patologie, sempre avversata dal nostro Paese a livello internazionale, consista nella demonizzazione di singoli nutrienti. L’evidenza scientifica mostra invece che è necessario un approccio onnicomprensivo volto a incoraggiare stili di vita corretti, che associno una dieta varia e bilanciata ad un adeguato livello di attività fisica”.
“Ringraziamo pertanto il Governo – conclude Mascarino – per non aver ceduto a pressioni di ordine ideologico e per aver compreso come gli interessi delle imprese coincidano con quelli del Paese”.
“Federalimentare saluta con soddisfazione l’approvazione parlamentare in via definitiva della Legge Pella, la prima al mondo che riconosce l’obesità come una patologia progressiva e recidivante”. Lo scrive in un comunicato stampa il Presidente della Federazione degli alimenti e delle bevande, Paolo Mascarino. “Si tratta di un’ottima legge”, prosegue Mascarino, “che oltre a consentire cure adeguate nell’ambito del servizio sanitario nazionale, mette a punto importanti iniziative volte alla prevenzione di questo fenomeno, che è in forte crescita in tutto il mondo”.
Secondo il Presidente di Federalimentare, “è molto importante che l’Italia si confermi all’avanguardia nella promozione di diete sane ed equilibrate attraverso l’insegnamento dei principi fondamentali della nutrizione sin dalla scuola primaria”. Un insegnamento che non può che ispirarsi alle tradizioni della Dieta Mediterranea”, sottolinea Mascarino, “grazie alla quale il nostro Paese ha saputo coniugare il gusto del mangiare con alti livelli di salute e di longevità”.
“Come il nostro Governo ha saputo recentemente affermare anche in sede ONU nel corso del Meeting di alto livello sulle malattie non trasmissibili, non è demonizzando questo o quel cibo che si ottiene una dieta sana, ma bilanciando opportunamente porzioni e frequenze di consumo di ogni gruppo di alimenti”. “È inoltre molto apprezzabile – conclude Mascarino – che la legge preveda grandi campagne di informazione volte alla promozione di stili di vita corretti, con particolare riferimento alla necessità di aumentare l’attività fisico-motoria. Troppe volte, infatti, si lega il problemadell’obesità esclusivamente all’alimentazione, dimenticando che la sedentarietà gioca un ruolo enorme nello sviluppo di questa patologia. La decisione di rilanciare lo sport nelle scuole, e in generale nell’educazione dei minori, è pertanto una scelta molto condivisibile per favorire una crescita più salutare delle nuove generazioni”.
“Esprimo il sentito cordoglio di Federalimentare, a nome di tutta l’industria alimentare italiana, per la scomparsa di Giuseppe Adolfo De Cecco. L’Italia perde un capitano d’industria, un uomo che con la sua visione ha saputo valorizzare nel mondo uno dei nostri prodotti più identitari: la pasta. La sua professionalità e il suo impegno rimangono un punto di riferimento per l’industria agroalimentare. Alla famiglia e al Gruppo De Cecco le più sincere condoglianze”. È quanto dichiara Paolo Mascarino, Presidente di Federalimentare
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