Da neologismo di inizio millennio a disciplina accademica
Il Food Design rappresenta l’applicazione dei principi del design (metodologia, estetica, funzionalità e sostenibilità) al sistema agroalimentare. Non si limita a rendere il cibo “bello”, ma interviene sull’intero ciclo di vita di un prodotto alimentare, dalla produzione al consumo, per rispondere ai bisogni antropologici, sociali ed economici dei consumatori.
Il suo valore nel sistema agroalimentare si manifesta in diversi ambiti, che riguardano tanto l’innovazione del prodotto quanto i processi, le modalità di consumo e la relazione con il consumatore.
Il Food Design agisce come un connettore strategico tra l’agricoltura, l’industria di trasformazione, il marketing e il consumatore finale.
Il suo valore si esprime in diverse aree chiave:
- Innovazione di significato: trasforma il cibo da semplice fonte di nutrimento a veicolo di valori, storie e culture, migliorando l’esperienza d’uso (food experience).
- Sostenibilità ed economia circolare: contribuisce a progettare alimenti e processi riducendo gli sprechi (ad esempio, attraverso l’upcycling di scarti alimentari per ottenere nuovi ingredienti) e ottimizzando il packaging, anche mediante l’impiego di materiali biodegradabili o edibili.
- Differenziazione sul mercato: aiuta le aziende agroalimentari a distinguersi in un mercato competitivo, creando prodotti caratterizzati da un’identità visiva e funzionale distintiva.
- Risposta ai nuovi stili di vita: permette di ideare soluzioni in grado di rispondere a nuove esigenze nutrizionali e logistiche (ad esempio, alimenti per il consumo on-the-go, prodotti destinati a persone con specifiche intolleranze, o alimenti funzionali).
Per comprendere meglio cosa si progetta, si fa spesso riferimento alla classificazione della International Food Design Society, che individua quattro categorie fondamentali che consentono di descrivere i diversi ambiti di applicazione del Food Design.
1. Design With Food: riguarda la progettazione dell’alimento vero e proprio, considerando gli aspetti sensoriali (forma, colore, consistenza) e le sue caratteristiche chimiche, fisiche e microbiologiche.
2. Design For Food: riguarda la progettazione di oggetti destinati alla preparazione, al contenimento e al consumo del cibo (packaging, posate, piatti).
3. Food Space Design: comprende la progettazione degli spazi legati al cibo e dei luoghi e delle modalità di consumo (ristoranti, cucine, concept store).
4. Eating Design: approfondisce gli aspetti concettuali dell’atto del mangiare e delle interazioni sociali che ne derivano.
Quando si progetta un nuovo alimento, il designer e il tecnologo alimentare devono integrare diversi contenuti e variabili fondamentali. Tra queste, le variabili morfologiche e strutturali riguardano la geometria e l’ergonomia: la forma deve facilitare la manipolazione, il trasporto e l’atto del morso o del consumo (ad esempio, la forma di una pasta che trattiene meglio il sugo o quella di uno snack che non si sbriciola e mantiene la propria integrità).
Anche la texture e la sensorialità sono fondamentali: la microstruttura dell’alimento determina la consistenza in bocca (morbida, croccante, cremosa), influendo direttamente sulla percezione del gusto.
Altrettanto importanti sono gli aspetti tecnologici e nutrizionali che, attraverso la formulazione e la scelta degli ingredienti, possono garantire l’equilibrio nutrizionale, la stabilità nel tempo e la sicurezza igienico- sanitaria.
Fondamentali sono anche le implicazioni legate al processo produttivo: la progettazione dell’alimento deve tenere conto delle modalità con cui verrà prodotto e confezionato, considerando la scalabilità del processo dal laboratorio all’impianto industriale.
Un ulteriore elemento riguarda la sostenibilità e il packaging del sistema alimento-confezione, un insieme imprescindibile da considerare nell’ottica dell’eco-progettazione, con l’obiettivo di ridurre l’impronta carbonica dell’alimento e favorire, ad esempio, l’utilizzo di ingredienti provenienti da filiere corte o circolari.
L’approccio corretto è quello di progettare il contenitore insieme al contenuto. Il packaging ideale protegge il cibo, comunica il brand e consente uno smaltimento a ridotto impatto ambientale. Ne facilita inoltre l’utilizzo, adattandosi a specifiche situazioni di consumo. Trasmette anche contenuti culturali ed emozionali che contribuiscono all’esperienza di consumo, mentre l’etichetta rappresenta la principale interfaccia con l’acquirente.
Nondimeno lo storytelling e la tracciabilità sono aspetti essenziali. Il cibo deve comunicare la propria origine, i valori del produttore e la qualità delle materie prime, senza dimenticare i requisiti normativi in materia di tracciabilità e rintracciabilità degli ingredienti e dei materiali a contatto con l’alimento.
Si arriva così ai valori simbolici, che si esprimono attraverso le interazioni, la ritualità e la convivialità: particolare attenzione viene riservata alla concezione del “gesto” legato al consumo (ad esempio, un biscotto da inzuppare, uno snack da condividere o un alimento che cambia colore o consistenza in seguito alla preparazione).
Attraverso un approccio multidisciplinare e transdisciplinare, che integra le conoscenze delle scienze e tecnologie alimentari, delle scienze sensoriali, della microbiologia, della chimica, della nutrizione, del marketing e del design, il Food Design offre strumenti e metodologie per affrontare le sfide della filiera agroalimentare contemporanea.
Coniugando creatività progettuale e rigore scientifico, contribuisce allo sviluppo di soluzioni alimentari capaci di rispondere ai bisogni di mercati in continua evoluzione. Sono necessarie, a tal fine, figure professionali altamente qualificate nella progettazione, nello sviluppo, nell’analisi e nel controllo, nonché nella valorizzazione di prodotti alimentari innovativi, con particolare attenzione alla sostenibilità, alla qualità, alla nutrizione e alle aspettative e ai bisogni del consumatore.