Comunicato Stampa di venerdì 13 novembre 2015
 

OMS: FEDERALIMENTARE, “PRONTI A CHIEDERE DANNI”

 

Scordamaglia: “Dichiarazioni dell’OMS avventate e non basate su solide basi scientifiche. L’allarmismo ingiustificato penalizza il modello alimentare italiano”

Roma, 13 novembre 2015 - Federalimentare sta valutando con alcuni studi legali svizzeri e altre federazioni di industriali europei di citare per danni l’Oms per la grave imprudenza dimostrata nella comunicazione relativa allo studio sulle carni rosse o trasformate, non corrispondente agli elementi certi a disposizione. Lo dichiara il Presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia.

Secondo i dati resi noti dalle associazioni di categoria Assica e Assocarni, nel corso della prima settimana successiva alla comunicazione dell’OMS che rileva un presunto legame tra consumo di carne e insorgenza di tumori, nella sola Italia si è verificata una drastica riduzione delle vendite: -17% per i wurstel, -14,7% per la carne in scatola, -11,6% per la carne elaborata, -9,8% per i salumi e -6,8% per la carne fresca.

Un’emorragia di vendite clamorosa, causata dalla diffusione alla stampa dei risultati di uno studio ancora oggetto di revisione, la cui documentazione completa non è stata fornita né agli Stati membri, né agli addetti ai lavori. Tale studio, peraltro, contiene l’ammissione che l’evidenza scientifica relativa al rapporto tra cancro e consumo di carne rossa è “limitata”.

“Negli ultimi mesi - afferma Scordamaglia - abbiamo assistito a un indiscriminato accanimento da parte dell’OMS nella formulazione di raccomandazioni riguardanti il corretto approccio dei consumatori a specifiche categorie di alimenti o singoli nutrienti. Tali raccomandazioni, influenzando a livello internazionale le politiche sanitarie di ben 194 Paesi, nonché i comportamenti e gli stili di vita di miliardi di persone, dovrebbero sempre essere supportate da robuste evidenze scientifiche, come stabilito da una risoluzione approvata all’unanimità dall’Executive Board dell’OMS lo scorso gennaio”.

Secondo Scordamaglia, “lasciano perplessi gli attacchi allarmistici sullo zucchero, sulla carne e quelli annunciati sul caffè, dal momento che l’estrema carenza di basi scientifiche solide è rilevata dallo stesso sistema di valutazione scientifica, denominato GRADE, ufficialmente in vigore all’OMS”.

Non lasciano dubbi in proposito i dati di una statistica pubblicata nel settembre 2013 dal Journal of Clinical Epidemiology, che rivela come l’OMS emetta con molta frequenza, il 55% dei casi, raccomandazioni con “bassa o molto bassa evidenza scientifica”. Secondo questo studio, mai smentito, nei sei anni che vanno dal gennaio 2007 alla fine del 2012, l’OMS ha pubblicato 289 raccomandazioni definite “forti”. Ma di tali 289 “strong recommendations”, 95 erano basate su un livello di evidenza scientifica classificato come “basso” e 65 addirittura come “molto basso”. Sommate rappresentano più della metà.

Tale studio non è stato confutato neppure dal rappresentante dell’OMS presso l’Unione Europea, Roberto Bertollini, ascoltato il 10 novembre scorso dalla Commissione Ambiente e Difesa del consumatore del Parlamento Europeo, nel corso di un’audizione in cui deputati di tutti i partiti hanno deprecato l’allarmismo e la scarsa accuratezza della comunicazione da parte dell’OMS.

“Sono sempre i burocrati dell’OMS, ricorda Scordamaglia, ad aver inventato i cosiddetti profili nutrizionali degli alimenti alla base dei semafori alimentari britannici, che hanno marchiato con bollino rosso il latte intero, l’olio extravergine d’oliva e il Parmigiano Reggiano e contro cui la Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione comunitaria.”

Con questa inedita presa di posizione, che evidenzia le gravissime conseguenze dell’avventato allarmismo dell’OMS, Federalimentare vuole anche difendere l’industria alimentare italiana, vittima ingiustificata di una continua, tendenziosa diffamazione. “Siamo in prima linea nella promozione di stili di vita salutari, nel miglioramento dei nostri prodotti e nel conformarci a raccomandazioni internazionali serie e scientificamente solide, afferma Scordamaglia. “Gli italiani sono, dopo i giapponesi, la popolazione più longeva al mondo. Su tale scia, non possiamo che auspicare un approccio più critico e consapevole da parte dell’intera comunità internazionale.”