Comunicato di giovedì 19 luglio 2018
 

Federalimentare a OMS: 'Rassicurazioni non bastano. Allarme contro tassazione e etichette discriminanti'

 

Comunicato Stampa

Federalimentare ribadisce i timori per il comparto agroalimentare italiano espressi in una recente intervista al Sole 24 Ore dal suo Presidente Luigi Scordamaglia in relazione ai provvedimenti che potrebbero essere raccomandati dall’High Level Meeting delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili del 27 settembre.

Non possono certo bastare a rassicurare i produttori italiani le dichiarazioni rilasciate da un funzionario dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha definito “non corrette” le notizie relative alla possibile penalizzazione di prodotti alimentari tipici italiani. Le numerose proposte avanzate nel corso dell’attuale negoziato in sede ONU e le politiche nutrizionali lanciate negli ultimi anni da alcuni settori dell’OMS giustificano pienamente l’allarme lanciato dall’intera filiera agro-alimentare italiana.

Ne sono testimonianza i vari modelli lanciati da alcuni uffici regionali dell’OMS. L’ufficio Panamericano (PAHO) invita per esempio tutti i Paesi a implementare il proprio modello di “profili nutrizionali”. Tra le principali richieste agli Stati Membri, il PAHO include l’uso di etichette fronte pacco con “warning” simili a quelli utilizzati per le sigarette; l’applicazione di tasse su alimenti o bevande considerati non salutari e forti restrizioni al marketing delle imprese. Questi provvedimenti sono stati già adottati da alcuni Stati latino-americani e rischiano di proliferare anche in altre aree del pianeta. Politiche simili, più o meno esplicitamente, vengono incoraggiate anche dall’ufficio europeo dell’OMS, che rappresenta 53 Paesi, e da quello del sud-est asiatico.

Da notare che la definizione di “cibo non salutare” dell’OMS è del tutto arbitraria. I “profili nutrizionali” non hanno alcun fondamento scientifico. Non a caso, nel 2016 il Parlamento Europeo li ha bocciati per ben due volte a larga maggioranza, il 12 aprile e il 7 luglio.

Per “poco salutari” l’OMS intende i prodotti che hanno determinate quantità di sali, grassi e zuccheri, a prescindere dagli altri ingredienti. A farne le spese sono tutti i prodotti più tipici del made in Italy: il prosciutto perché avrebbe troppo sale, l’olio extravergine di oliva e il parmigiano per i grassi, i prodotti dolciari per gli zuccheri. Tutti alimenti che il mondo ci invidia e che nelle appropriate porzioni rientrano perfettamente nell’ambito di una dieta sana e bilanciata. Un’indagine NOMISMA del 2016 sulle etichette a semaforo inglesi ha dimostrato che tutti i prodotti tipici italiani colpiti dal bollino rosso hanno subito forti contrazioni nelle vendite (-11% il parmigiano, -14% il prosciutto). Giudicare la salubrità di un cibo basandosi solo sul contenuto di sali, grassi e zuccheri sfavorisce inoltre gli alimenti realizzati con ingredienti naturali, incoraggiando invece la produzione e il consumo di quelli che utilizzano sostitutivi chimici.

Numerosi studi dimostrano poi che la leva fiscale causa una spirale inflattiva danneggiando le famiglie più povere. Un documento OCSE del 2012, inoltre, testimonia come le tasse sui prodotti alimentari spesso inducano il consumatore a scelte meno salutari di quelle effettuate prima dell’avvento della tassazione.

Desta poi stupore la dichiarazione attribuita a “fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro”, secondo cui è notorio che tutte le dichiarazioni o risoluzioni dell’Assemblea Generale hanno solo valore di raccomandazione, mentre invece in questo caso si tratterà di documento conclusivo approvato da Capi Stato e di Governo. Il serrato negoziato in corso a New York sul testo concerne, e come, le proposte dell’OMS di imporre tasse ed etichettature dissuasive all’acquisto ad alimenti considerati ingiustamente “unhealthy”, perché contengono sale, grassi o zuccheri.

L’educazione del consumatore è ben più efficace della criminalizzazione di certi prodotti e le aziende italiane sono pronte a fare la propria parte attraverso la trasparenza delle etichette e un’autoregolamentazione del marketing verso i bambini che a livello europeo sta dando risultati molto importanti. Misure di distorsione del mercato come la tassazione o etichette discriminanti non fanno altro che deprimere l’economia attraverso la riduzione del gettito fiscale e dei posti di lavoro, consentendo anche ad alcuni Paesi di lanciare pratiche protezionistiche ai danni del made in Italy camuffate da provvedimenti volti a perseguire la salute pubblica.