Comunicato di mercoledì 20 giugno 2018
 

Rallentamento spesa alimentare, Scordamaglia: "Bene neutralizzazione Iva e subito interventi per arginare food social gap"

 

Dati Istat: consumi non positivi e crescita della disuguaglianza geografica e familiare

"I dati su consumi alimentari in Italia continuano a non essere positivi" commenta così Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, i dati Istat appena usciti.

Considerando la ripresa della dinamica inflazionistica, +1,2% nel 2017 rispetto al -0,1% del 2016, quando la spesa media mensile era salita del +1,0%, l''incremento di spesa in termini reali del 2017, in effetti, subisce un rallentamento. Lo stesso rallentamento che è evidente sui consumi di beni di prima necessità anche analizzando i primi quattro mesi del 2018, con un aumento dei consumi dello 0,2% e un''inflazione tendenziale dell''1,1%.

Ma quello che preoccupa di più, aggiunge Scordamaglia, è il food social gap. "È la disuguaglianza geografica e familiare che dobbiamo combattere. È inammissibile - ha continuato il presidente - che un decimo delle famiglie che spende meno ha speso nel 2017, per acquistare beni di prima necessità, ancora meno (-5%) rispetto all''anno precedente. Un gap evidente anche dai prodotti che vengono acquistati: se i prodotti discount vanno bene, così come quelli premium, è la fascia intermedia ad accusare il colpo".

Parole ben supportate dalle ricerche Istat che evidenziano una forbice di 45 punti percentuali tra la spesa dell''area più povera e quella dell''area più florida, a dimostrazione della divaricazione in atto nel Paese. Non solo: la spesa media mensile del decimo di famiglie che spende di meno è diminuita del 5,0% (-2,0% rispetto al 2013) mentre quella del decimo che spende di più è aumentata del 4,3% (+13,0% rispetto al 2013).

Le spese degli italiani, dunque, rimangono in una situazione critica e ciò non deve meravigliare se, nonostante i progressivi recuperi del PIL dell''ultimo quadriennio e il +1,5% registrato nel 2017, questa grandezza rimane ancora 6 punti sotto il valore reale del 2007. "Numeri che rendono evidente la necessità di intervenire subito - ha detto Luigi Scordamaglia - con misure ad hoc quali la neutralizzazione dell''Iva (appena confermata dalla risoluzione Parlamentare di ieri). L''aumento Iva sui beni di prima necessità porterebbe infatti le famiglie più povere a spendere ancora di meno anche in qualità, incidendo sulla loro stessa aspettativa di vita. Essenziali e prioritari anche interventi di inclusione giovanile cominciando proprio dalla politiche attive del lavoro che formino concretamente i giovani e ne favoriscano l''inserimento eliminando il crescente mismatching tra domanda ed offerta di lavoro qualificato".