Comunicato Stampa di martedì 15 ottobre 2013
 

DOCUMENTO CONGIUNTO 14 OTTOBRE 2013 FEDERALIMENTARE - FAI-CISL, FLAI-CGIL, UILA-UIL

 

Comunicato

Si parla spesso di imminente uscita dalla crisi economica che attanaglia l’Italia, e di primi segnali in tal senso. Peccato che l’industria alimentare, secondo settore manifatturiero del Paese, non intercetti nessuno di questi segnali; al giro di boa di metà anno. Va sottolineato, infatti, che il quadro congiunturale offerto dal settore non è migliorato, ma al contrario è peggiorato rispetto al 2012. Il mercato interno ha mostrato infatti la flessione più marcata degli ultimi cinque anni, quindi dall’inizio della crisi, con un calo del fatturato a valori costanti delle vendite alimentari nel -4,5%.

L’export di settore, d’altra parte, mostra un tasso espansivo del +7,2%, analogo al +6,9% del 2012. Il suo trend potrebbe contrarsi, nei prossimi mesi, malgrado gli sforzi degli operatori. E’ chiaro, comunque, che le esportazioni non sono riuscite ad accelerare in modo significativo, come si sperava, disattendendo le prospettive di compensazione della forte scivolata delle vendite interne.

Il risultato dei due fenomeni appena descritti si riflette sull’andamento della produzione alimentare, che nei primi otto mesi dell’anno è arretrata del -1,9% su dati grezzi e del -1,4% a parità di giornate lavorative. Ne esce un marcato peggioramento rispetto alle variazioni immediatamente precedenti e anche rispetto ai consuntivi 2012, che segnarono un -0,9% a parità di giornate lavorative e un -0,6% su indici grezzi.

Non c’è da meravigliarsi quindi dei dati in preoccupante crescita del ricorso alla CIG anche nel nostro settore alimentare che - da settore storicamente anticiclico e virtuoso, che non faceva praticamente uso di ammortizzatori sociali - dal 2005 al 2012 ha visto un incremento delle ore autorizzate dall’Inps che passano da 2.850.000 e 13.610.000 ore nel 2012.

Si tratta di un aumento percentuale, dal 2005 al 2012, del 380% e le stime per il 2013 confermano dati ancora in crescita.

Quanto sopra premesso, FEDERALIMENTARE E FAI, FLAI, UILA:

- MANIFESTANO forte preoccupazione per le notizie che si stanno diffondendo in questi giorni su una possibile rimodulazione delle aliquote ridotte dell’IVA, da cui deriverebbero effetti ulteriormente depressivi sui consumi alimentari, con conseguenze dannose per le imprese alimentari e per i lavoratori.

- RICORDANO che l’avvitamento del sistema economico del Paese è dimostrato anche dal “paniere della spesa” degli italiani, nel quale la presenza dell’alimentare, invece di scendere, come in tutte le economie avanzate, è risalita negli ultimi anni. E’ inutile sottolineare inoltre che, nel paniere della spesa delle classi più indigenti, la spesa alimentare sale nettamente rispetto all’incidenza del 17-18% attuale, evidenziata a livello Paese. Per cui ogni appesantimento dell’IVA, ancorché mascherato da apparenti “semplificazioni” delle aliquote, colpirebbe in modo inaccettabile proprio la parte economicamente più debole delle famiglie.

- CHIEDONO infine, nel comune convincimento che il contratto a tempo determinato per esigenze di stagionalità rappresenti un importante strumento di inserimento occupazionale per l’industria alimentare, connotata da forte stagionalità, la definitiva eliminazione del contributo addizionale dell’1,4% per i contratti a termine per attività stagionali, attualmente solo temporaneamente esonerate fino al 31 dicembre 2015. In subordine, chiedono un ulteriore prolungamento di tale sospensione.