Comunicato Stampa di martedì 15 dicembre 2009
 

NATALE 2009: VALE 2 MILIARDI DI EURO LA TAVOLA ITALIANA NEL MONDO

 

Una stima del Centro studi Federalimentare quantifica per la prima volta il peso economico dell’export

Una stima del Centro studi Federalimentare quantifica per la prima volta il peso economico dell’export dei prodotti alimentari italiani consumati in questo particolare momento dell’anno attorno al 10% del totale export del settore. Una cifra che, se non esistesse un fenomeno così diffuso d’imitazione e contraffazione del nostro Made in Italy alimentare, potrebbe addirittura arrivare a 6 miliardi di euro… Dal 1998 ad oggi la crescita del peso dei prodotti alimentari italiani sulle tavole del mondo è cresciuto di quasi il +100%. Un vero e proprio “regalo” di Natale per la nostro bilancia commerciale che sta vivendo un momento di difficoltà. Nei primi 8 mesi dell’anno l’export alimentare registra un calo molto contenuto, in valuta, del -4,3%, a fronte del trend molto più critico registrato in parallelo dall’export complessivo italiano (-23,8%).

L’export dell’industria alimentare italiana si sta comportando in modo davvero apprezzabile nell’attuale contesto di crisi italiana e internazionale. Il consuntivo delle esportazioni nei primi otto mesi 2009 raggiunge, infatti, la quota di 12.016,8 milioni di euro. Ne derivano cali, sullo stesso periodo 2008, pari al -4,3% in valuta e al -3,5% in quantità. Ma va ricordato che l’export alimentare del Paese viene dal picco negativo del gennaio-maggio scorso, quando furono toccate discese del -8,3% in valuta e del -13,3% in quantità sullo stesso periodo del 2008. Successivamente, le variazioni negative si sono ridotte fino alle percentuali prima segnalate. E questa evoluzione fa ben sperare per il futuro… In definitiva, infatti, il trend dell’export alimentare 2009 sta mostrando cali contenuti e in progressivo rientro.
E’ un andamento - va sottolineato - molto diverso da quello dell’export nazionale nel suo complesso, che appare decisamente peggiore, sia per entità di calo che per carenza di convincenti profili di rientro. Il trend delle esportazioni nazionali in chiave “macro” ha segnato infatti, su gennaio-agosto, un ben più pesante -23,8%, rispetto al corrispondente periodo 2008, dopo il -23,6% di gennaio-luglio e dopo avere registrato variazioni prossime al -25% nei tendenziali precedenti.
In altre parole, il settore alimentare si conferma, più che mai, una risorsa anticiclica e un “galleggiante” prezioso per il sistema-Paese.

LA SPINTA AGGIUNTIVA DEL NATALE SULL’EXPORT DEL MADE IN ITALY ALIMENTARE
E’ in questo quadro che si pone la ricorrenza natalizia, con la spinta aggiuntiva di domanda che essa genera sulle tavole non solo italiane. Anche oltre frontiera, infatti, molte famiglie ritengono che le ricorrenze si festeggiano meglio, e con più gusto, con una tavola imbandita, in tutto o in parte, con prodotti italiani. Una recente indagine (“Xmas survey” 2009 di Deloitte) conferma infatti che all’estero ben 4 persone su 10 prevedono (41%, contro il 25% registrato nel nostro Paese), a Natale, di acquistare e mangiare prodotti stranieri, aprendo concrete opportunità di mercato al nostro Made in Italy alimentare.
L’Ufficio Studi Federalimentare ha indicativamente calcolato che l’export di prodotti alimentari trasformati, in occasione del Natale 2009, ha raggiunto i 2 miliardi di euro. Il calcolo è di larga massima, soprattutto a livello di singoli comparti. Ma le diverse approssimazioni si compensano a vicenda per confermare, comunque, la stima complessiva di 2 miliardi.
Questa valutazione fa “pesare” l’impatto dell’export alimentare natalizio oltre il 10% dell’intero export annuale dell’industria alimentare del Paese, che quest’anno dovrebbe sfiorare i 19 miliardi.
Un successo che potrebbe essere ancora più considerevole arrivando – stima ancora il Centro Sudi Federalimentare – addirittura a 6 miliardi di euro se non esistesse la concorrenza sleale della contraffazione e del cosiddetto italian sounding, che sottraggono fette mercato ai nostri prodotti alimentari all’estero.

VINO, SPUMANTI, GRAPPA E LIQUORI PESANO CIRCA IL 40% DEL TOTALE
All’interno del flusso esportativo natalizio fa la parte del leone il comparto enologico. L’export di vino legato alle festività dovrebbe toccare i 400 milioni. Quello di spumanti i 240 milioni. Insegue il comparto degli alcolici (grappa e liquori) con 100 milioni, mentre l’aceto (compresa la specialità principe del balsamico) tocca i 25 milioni.
Lo spumante italiano sta vivendo una stagione di grande successo all’estero. Terzo Paese produttore al mondo siamo diventati il secondo (dopo la Francia e prima della Spagna) per volumi esportati, raggiungendo con il nostro prodotto il ragguardevole traguardo di 70 Paesi di sbocco.
Nel complesso parliamo (dati 2008) di oltre 172 milioni di bottiglie, il che significa che inviamo all’estero più bottiglie (52%) di quante ne consumiamo in Italia. La stagionalità dei consumi resta abbastanza marcata, visto che si concentrano per il 72% tra il 10 dicembre e il 6 gennaio.
Un’ultima curiosità: rispetto alle 3 bottiglie di spumante (e champagne) bevute dai nostri connazionali, si passa alle 4 degli spagnoli, alle 5 dei tedeschi, per arrivare alle 6 dei francesi.

IL DOLCIARIO – PANETTONE, PANDORO, CIOCCOLATA E BISCOTTI – A QUOTA 280 MILIONI DI EURO
Il comparto dolciario spicca, con 130 milioni di export di cioccolata e prodotti a base di cioccolata, 90 milioni di biscotteria e pasticceria e, infine, con i 60 milioni legati a uno dei più classici emblemi del Natale: il panettone, affiancato dal pandoro e dagli altri lievitati di ricorrenza.
E’ significativo il fatto che un prodotto del tutto “nostro” come il panettone, che venti anni fa mostrava profili esportativi marginali (5% del totale, pari a 3.800 tonnellate), oggi riesca a vendere all’estero oltre il 10% della propria produzione (toccando il volume complessivo export di ben 10.000 tonnellate, pari a 10 milioni di pezzi), a riconoscimento dei suoi valori inconfondibili di gusto e anche di immagine. E i volumi potrebbero ancora crescere se il settore potesse contare su una maggiore spinta promozionale e, soprattutto, su iniziative volte a difendere e valorizzare la qualità del vero Panettone e del vero Pandoro “Made in Italy”. Resta infatti importante il danno causato dalle esportazioni di prodotti non conformi ai disciplinari produttivi - sanciti dal decreto interministeriale che a partire dal gennaio 2006 ne ha stabilito definizione e composizione – e da quelli che rientrano nel fenomeno del cosiddetto “Italian sounding”, riscontrabili in molti Paesi europei, come la Francia, la Spagna, la Germania, il Belgio, il Regno Unito, ma anche extraeuropei, come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, il Brasile e l’Argentina.

ECCO GLI ALTRI PRODOTTI CHE A NATALE PORTANO L’ITALIA SULLE TAVOLE DEL MONDO
Importante anche l’export di un comparto “icona” del mangiare italiano come il pastaio, con la pasta “secca” che tocca i 160 milioni e la pasta “fresca” – regina delle tavole natalizie straniere - che oscilla attorno ai 60 milioni. Le conserve vegetali, uno dei segmenti alimentari più export oriented del Paese, raggiungono una quota di 130 milioni circa.
Altre bandiere della tavola italiana nel mondo sono, com’è intuibile: i prosciutti e salumi, i formaggi a pasta dura o semidura, lo stesso olio di oliva vergine. Comparti che viaggiano, tutti, attorno a quote di export natalizio di circa 100 milioni.
Il caffè tocca gli 80 milioni, mentre le specialità basate su prodotti vegetali conservati (frutta, ortaggi, legumi, funghi, tartufi ecc…) superano complessivamente i 110 milioni.
Un comparto meno caratterizzante il Natale, come le acque minerali e bibite, non mostra nel periodo “gobbe” significative di export, ma esso completa comunque la tavola italiana all’estero con una quota di 50 milioni di export. Così come accade con la birra, che contribuisce per circa 10 milioni di euro sulla bilancia commerciale natalizia. Diverso il discorso per il pesce conservato, che a fine anno mette a segno una fetta importante dell’export annuale, con una quota di 35 milioni.

IN DIECI ANNI L’EXPORT ALIMENTARE NATALIZIO È CRESCIUTO DEL +100%
E’ da notare, infine, che la crescita dell’export alimentare natalizio nel periodo 1998-2009 può essere prudentemente stimata attorno al raddoppio (+100%): un progresso largamente superiore al +71,4% registrato in parallelo dall’export alimentare complessivo.
Va aggiunto che, nello stesso periodo, l’export totale del Paese è progredito a una velocità decisamente minore e si è fermato al +23,0%. Sono cifre che dimostrano la capacità performante di un settore apparentemente maturo come l’alimentare, e la capacità di “tiro” aggiuntiva che sa esercitare la ricorrenza natalizia sulle tavole di tutto il mondo. Come dire, che l’alimentare, oltre a fare molto bene la sua parte, ogni anno fa un vero e proprio “regalo di Natale” alla bilancia commerciale del Paese.