Comunicato Stampa di martedì 15 dicembre 2009
 

“TRADIZIONALE EVOLUTO” TRAINO DEL MADE IN ITALY ALIMENTARE

 

In vista dell’Expo 2015, l’industria alimentare italiana riflette sul futuro degli alimenti“tradizionali

In vista dell’Expo 2015, l’industria alimentare italiana riflette sul futuro degli alimenti“tradizionali evoluti”. Un mercato che - dati Federalimentare alla mano - è al centro dei consumi degli italiani, sempre più attenti, quando fanno la spesa, a portare sulle tavole prodotti di grande qualità e allo stesso tempo dall’alto contenuto di servizio.

Cambiano le esigenze degli italiani a tavola, cresce il bisogno di servizio e la tradizione alimentare italiana incontra sempre più spesso l’innovazione. Secondo le valutazioni di Federalimentare, il futuro del made in Italy italiano sta proprio nella dialettica tra tradizione e innovazione, visto che il peso dei nuovi prodotti è destinato ad aumentare sempre di più. Oggi – secondo le stime del Centro Studi di Federalimentare - un quarto del fatturato dell''industria alimentare (ben il 24% pari a 28,8 miliardi di euro) è fornito proprio da prodotti che presentano un alto contenuto di innovazione: la gamma del cosiddetto ''tradizionale evoluto'' (ad esempio: sughi pronti, surgelati, condimenti freschi, verdure di IV gamma) e i ''nuovi prodotti'' (alimenti funzionali, ad alto contenuto salutistico e di servizio, nutraceutici). E pensare che poco più di 2 decenni fa la situazione era ben diversa con l’alimentare classico che copriva l’85% del totale ed il “tradizionale evoluto” e i “nuovi prodotti” che con un 15% cominciavano timidamente ad affacciarsi nei consumi degli italiani.
Il che significa che nell’arco di un quarto di secolo l’aumento percentuale di questi prodotti ammonta a circa il +50%...
Scopriamo inoltre come tra il 2003 e il 2009 la crescita delle vendite dei prodotti tradizionali evoluti presso la GDO ha cumulato una variazione elevata pari a circa il +47%. Le motivazioni che sostengono i comportamenti di acquisto da parte dei consumatori sono dunque sempre più legate – tra gli altri fattori - anche a percezioni salutistiche e al desiderio di provare sapori nuovi.
I prodotti tradizionali si stanno quindi evolvendo verso nuove proposte non solo di confezionamento e servizio, ma anche di caratterizzazione, per andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori. Dai prodotti e piatti precotti a lunga conservazione a temperatura ambiente ai surgelati “generici”; dai formaggi duri e molli tradizionali a bassa percentuale di grassi ai nuovi tipi di pasta condita, fino alla vasta gamma di prodotti dolciari nuovi, come la cioccolata sposata ad altri prodotti come il caffè, lo stesso caffè in cialde per le macchinette da espresso, ecc.

I CIBI PROPOSTI DALL’ INDUSTRIA SEMPRE PIÙ A MISURA DI SALUTE E BENESSERE
L’industria alimentare italiana ha fatto negli ultimi anni scelte precise e consapevoli di responsabilità sociale per offrire cibi sempre più a misura di salute e benessere, migliorando e diversificando l’offerta di alimenti e venendo così incontro alle esigenze dei consumatori. Oggi, la spesa annua dell’industria alimentare in R&D a favore dell’innovazione di prodotto e di processo è pari ad oltre 1,8 miliardi di euro (circa l’1,6% del fatturato dell’intero settore).
Allo stesso tempo, la sicurezza è oggi un vero e proprio “pre-requisito” alla base di ogni scelta e strategia dell’Industria alimentare italiana, che impegna, infatti, in attività di analisi e di controllo sulla qualità e la sicurezza dei prodotti circa 60.000 addetti (1/7 del totale) e sostiene costi e investimenti per oltre 2 miliardi di euro l’anno. Ogni giorno vengono effettuate 2 milioni e 770 mila analisi di controllo dalle circa 6.500 aziende alimentari italiane: una media di oltre 400 analisi ad azienda.
Diversificazione e miglioramento dei prodotti significano anche, in concreto, un tendenziale, nel lungo periodo, miglioramento nelle abitudini di consumo degli italiani. Questo impegno ha portato, nell’arco di soli 3 anni, ad immettere sul mercato europeo oltre 4.000 prodotti nuovi o “riformulati”, ovvero più leggeri, riducendo o eliminando, ad esempio, acidi grassi trans, zuccheri, colesterolo, grassi saturi, sale ed altri ingredienti il cui consumo eccessivo non è in linea con una corretta dieta alimentare.
Ma la fiducia verso i prodotti dell’industria arriva anche direttamente dai consumatori. Dalla ricerca “L’Italia a tavola a Natale. Tendenze di consumo e ruolo dell’industria alimentare” - realizzata dell’Osservatorio Italiano sull’alimentazione di Federalimentare in collaborazione con GPF - scopriamo che secondo gli italiani l’industria alimentare italiana, dagli anni 50 ad oggi, ha consentito di mangiare bene in senso completo (76,6%), nutrirsi in modo sano (64,3%) e soprattutto avere a disposizione una grande varietà di prodotti (91,8%). Ma anche - ci dicono i dati - ha avuto un ruolo fondamentale nel valorizzare i prodotti alimentari italiani (82,5%) e soddisfare il piace ed il gusto di mangiare (89,6%).