mercoledì 4 aprile 2012
FEDERALIMENTARE, A PASQUA UNA TAVOLA PIU’ POVERA
Nel 2012 gli italiani spenderanno di meno per la tavola di Pasqua: prevista una contrazione delle quantità vendute di 2 punti percentuale a valori costanti
Confermando quanto avvenuto lo scorso Natale, la Pasqua 2012 sembra contravvenire all’assunto che fa delle ricorrenze un’oasi felice per i consumi alimentari, con un calo del 2% nell’acquisto di prodotti per la tavola pasquale. In un momento di flessione dei consumi alimentari - nel 2011 hanno registrato un -2.0% a valori costanti secondo i dati Istat – il 2012 si annuncia pertanto anche nelle feste come un anno difficile, con una tavola sempre più povera a causa della contrazione del potere d’acquisto dovuta da un lato al perdurare della crisi e dall’altro al costante incremento della pressione fiscale.
Il Centro Studi Federalimentare stima che per la Pasqua gli italiani spenderanno circa 3 miliardi di Euro per i prodotti alimentari da portare in tavola. Una cifra che, depurata dall’inflazione, corrisponde a un calo reale di oltre due punti percentuale in quantità.
“Nemmeno la Pasqua ci porta buone sorprese – commenta il Presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua - confermando le nostre preoccupazioni per il futuro. Lo scorso fine settimana, l’ultimo prima delle festività e immediatamente a ridosso del pagamento degli stipendi mensili, ha lasciato deluse molte attese, anche a causa di una busta paga alleggerita dall’aumento delle addizionali regionali. E per i prossimi mesi si continua a non intravedere alcun segno di ripresa. L’aumento previsto di due punti percentuali dal 21 al 23 e dal 10 al 12 per le due fasce di aliquota IVA andrà così a colpire dal 1 ottobre un comparto caratterizzato da consumi già recessivi, con misure che andranno a interessare in modo rilevante anche generi di prima necessità del carrello della spesa. L’aliquota del 10% comprende infatti sia molti beni alimentari come le carni, il pescato, i derivati del latte come lo yogurt e le uova, sia i fattori di produzione come ad esempio foraggi, uva da vino e carburanti ad uso agricolo. L’aumento IVA aggraverà la situazione e spingerà i cittadini verso una spesa di sempre minor costo e minor qualità, a detrimento, tra l’altro, di una alimentazione corretta ed equilibrata. Con effetti di lungo periodo che mal si conciliano con i principi di equità cui si ispira il Governo. La più colpita sarà proprio la popolazione più debole, circa 20 milioni di persone secondo l’Istat, che ha una spesa alimentare ancora molto rilevante. L’impatto complessivo sarà di non meno di 3 miliardi di euro, con inevitabili ripercussioni sul potere d’acquisto degli italiani e sull’inflazione. In questo modo si allontanano le prospettive di crescita e si penalizzano i consumi, con il rischio di tornare a conoscere un periodo di stagflazione già affrontato in Europa in una stagione non certo felice. Spero – conclude il Presidente Ferrua - che vi siano i margini per ripensare una simile decisione, che avrebbe serie conseguenze per l’economia del Paese e per la vita delle famiglie italiane”.
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