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| Federalimentare, con l'apporto delle Associazioni di categoria aderenti, ha elaborato dei brevi profili, con i dati essenziali, dei numerosi e diversificati comparti in cui si articola il vasto mondo dell'industria alimentare italiana (170.000 miliardi per 30.000 imprese con 350.000 occupati). Ne emerge il primato, in termini di fatturato, del settore lattiero-caseario (25mila miliardi), seguito dal dolciario (16.200 miliardi), dalla trasformazione della carne (14.200 miliardi) e dal vino (13mila miliardi). Molto diversificata la proiezione export-oriented dei settori. Spiccano il riso e le conserve vegetali, che esportano rispettivamente il 70% e il 50% circa della propria produzione, la pasta che tocca il 45%, il vino che supera il 40%, il dolciario che raggiunge il 26%. Il primato assoluto sul versante esportazione appartiene al settore enologico. Esso rappresenta il 22% delle esportazioni di tutto il food and drink italiano. Non solo: l'Italia si colloca al primo posto nel mondo per volume di vino esportato. Il quadro complessivo mostra la grandissima ricchezza di offerta dei comparti di prima e seconda trasformazione e la sua centralità strategica, all'interno del sistema manifatturiero italiano. L'unita tabella fornisce il quadro dei fatturati 2000 dei settori e dell'andamento della produzione rispetto all'anno precedente. Come si potrà notare, si evidenzia un generalizzato buon andamento, ad eccezione dello zucchero (per una programmata riduzione di produzione e di superficie coltivata a barbabietole), degli ittici, dell'alimentazione animale e del conserviero.
FATTURATO E VARIAZIONI DELLA PRODUZIONE DI ALCUNI SETTORI DELL'INDUSTRIA ALIMENTARE ITALIANA NEL 2000
Le schede
che seguono riguardano alcuni fra i principali comparti dellindustria
alimentare italiana. Loro scopo è quello di tracciare in sintesi
i profili economici di tali comparti, senza alcuna pretesa di offrire
un panorama completo dellindustria alimentare del Paese, né
di recare approfondimenti specifici esaustivi di ciascun comparto.
SETTORI DATI SALIENTI ACQUE MINERALI La produzione passa da 9.150 milioni di litri a 9.500, malgrado un sensibile incremento dei costi delle materie da imballaggio (soprattutto per la plastica) influenzato dall'innalzamento dei prezzi del greggio e dalla svalutazione dell'euro rispetto al dollaro. Le imprese titolari di concessioni sono 160, impiegano 7.000 dipendenti diretti e danno lavoro a un indotto di 50.000 persone; i marchi attualmente disponibili sul mercato sono 250. Il consumo pro-capite nazionale è di 168 litri annui, di cui 190 nelle Regioni del Centro Nord e 143 litri nel Sud e Isole. Tra il 1997 ed il 2000, la crescita maggiore si è avuta nelle Regioni del Sud (+ 30%) contro il 10% delle Regioni del Centro-Nord. In particolare, si conferma l'incremento dei consumi di acqua minerale non gassata (70% circa), rispetto a quella gassata. ALIMENTAZIONE ANIMALE La produzione
industriale di alimenti per animali ha raggiunto quota 11.150.000 tonnellate.
Nellarco di un decennio, ossia dal 1991 anno in cui la produzione
era di oltre 12 milioni e 500 mila tonnellate si è avuta
una riduzione progressiva degli alimenti per animali prodotti dallindustria,
valutabile complessivamente intorno all11%. La struttura dellindustria
dellalimentazione animale è composta da circa 900 stabilimenti.
La regione leader del Paese è lEmilia Romagna, con oltre
270 stabilimenti. Seguono: la Lombardia, con 150 stabilimenti; il Piemonte
con 120 stabilimenti; lUmbria e il Veneto, rispettivamente, con
100 e con 80 stabilimenti. AVICOLO Il settore
rappresenta una produzione lorda vendibile di 6.500 miliardi di lire,
cui vanno aggiunti circa 3mila miliardi di fatturato del settore uova.
La produzione di carni avicole raggiunge 1,2 milioni di tonnellate. Il
consumo interno si situa attorno a 1,1 milioni di tonnellate. La produzione
di uova è pari a 12,7 miliardi di pezzi.I consumi pro capite di
carni avicole raggiungono i 19 Kg. annui. Il consumo pro capite di uova
è pari a 224 pezzi. BEVANDE GASSATE La produzione
di bevande gassate è caratterizzata da un dinamismo e una maturità
che hanno portato ad una produzione di 2.900 milioni di litri (+5,0% sullanno
precedente) per un fatturato superiore ai 3.100 miliardi di lire. Sul
piano occupazionale, a fronte di unoccupazione diretta di 5.450
unità, si registra unoccupazione indiretta stimabile in 16.200
unità ed unoccupazione complessiva di 21.650 unità.
Il consumo pro-capite di bevande gassate è aumentato nel periodo
1988 / 1998 di circa 10 litri annui, passando dai 41 litri del 1988 ai
49 litri del 1998 (+19.7%). BIETICOLO - SACCARIFERO Il settore si collega ad una superficie agricola coltivata a barbabietole di 200mila ettari (campagna 2000), articolata su 75mila aziende bieticole. Il fatturato agricolo raggiunge 1.100 miliardi. Lindotto legato al trasporto delle bietole tocca i 250 miliardi. I mezzi tecnici coinvolti raggiungono 350 miliardi. Gli zuccherifici nazionali sono 21 con un personale fisso di fabbrica che raggiunge le 3mila unità e quello avventizio le 5mila unità. Le esportazioni del settore hanno raggiunto, nel 2000, 373,2 miliardi, con un aumento del 6,1% sullanno precedente. Le importazioni hanno toccato 586,1 miliardi, con un aumento del +6,9%. BIRRA La struttura
del settore si articola su 16 unità produttive che impegnano circa
3mila dipendenti. Loccupazione indotta supera le 19mila unità,
per unoccupazione complessiva superiore alle 22mila unità.
E da notare che, nellultimo quadriennio (1996-2000), il settore
ha incrementato significativamente la propria produzione: il suo livello
ha subito una crescita 1996-2000 pari al 13,1%. In parallelo, sono aumentati
i consumi. Essi sono saliti, infatti, dal livello da 13,7 milioni di ettolitri
del 96 a 16,3 milioni, con un incremento del 18,4%. Le esportazioni
di birra italiane, ancorché largamente minoritarie rispetto allimport,
sono più che raddoppiate nellultimo decennio, passando dai
circa 200mila ettolitri del 1990 ai 428mila ettolitri del 2000. CAFFÈ Il settore
ha registrato un consumo interno di caffè verde pari a quasi 300mila
tonn., corrispondente a un consumo di oltre 236mila tonn. di caffè
torrefatto. Se si escludono i volumi destinati allindustria dolciaria,
alla pasticceria, alla gelateria ecc., il caffè torrefatto destinato
al consumo come bevanda, domestico ed extradomestico, ha raggiunto 213mila
tonn.. Il consumo pro-capite è stato pari a 5,17 kg. di caffè
verde, equivalente a circa 4.3 Kg. di caffè tostato. LItalia
detiene il 5° posto nella classifica dei principali consumatori di
caffè e figura all11° posto nella classifica mondiale
dei consumatori pro-capite. Il settore nel 2000 ha raggiunto un export
di caffè tostato di 557,4 miliardi, con un aumento del +13,4% sullanno
precedente. Limport, composto essenzialmente di materia prima, è
stato pari a 147,3 miliardi, con un aumento del +10,8%. CARNI BOVINE Il fatturato
di settore sfiora i 10mila miliardi, per un numero di 4milioni400mila
capi macellati. I dipendenti sono pari a circa 10mila unità. Lexport
supera i 400 miliardi, mentre le importazioni raggiungono i 3.300 miliardi. CONSERVE VEGETALI Le imprese del settore presenti sul territorio nazionale sono 1.932, di cui oltre i 2/3 nellItalia Meridionale. Le produzioni sono costituite per il 70% dalla conservazione di ortaggi, per il resto da frutta e agrumi. La produzione maggiore riguarda la trasformazione del pomodoro, di cui lItalia, seconda nel mondo dopo gli Stati Uniti, detiene il primato in Europa. Gli stabilimenti operanti in Italia nel settore della trasformazione del pomodoro sono 223. La maggioranza (134 unità) è situata in Campania. Seguono a grande distanza lEmilia Romagna (32 unità) e la Puglia. Tutte le altre regioni presenti nel settore oscillano tra 1 e 9 unità. Lagricoltura nazionale dedica 72mila ettari alla produzione di pomodoro da industria, con una riduzione del 10% rispetto al 1999. La Puglia vanta la maggior parte di tale superficie (32 mila ettari), seguita dallEmilia Romagna con oltre 20 mila ettari. A grande distanza troviamo la Lombardia, con 3.400 ettari e la Campania con quasi 3.500 ettari. Per quanto riguarda le destinazioni, oltre 2,25 milioni di tonnellate, quasi la metà dellintero volume trasformato, è rappresentato dal concentrato; seguono il pelato intero (1,25milioni di tonnellate), il triturato/polpa (877mila tonnellate) e i succhi/passata (482mila tonnellate). Su livelli molto inferiori troviamo i prodotti interi non pelati, i fiocchi e i surgelati. DOLCIARIO Su base decennale,
i livelli produttivi sono saliti del 21,9% in quantità e del 51,9%
in valore.La maggiore dinamica espansiva in volume nel decennio è
stata evidenziata dal comparto cioccolatiero (+ 33,9%), seguito da quello
dei prodotti da forno (+ 22,6%) e da quello dei gelati (+ 20,2%); condizioni
di stabilità sono invece state riportate per i prodotti della confetteria.
Le importazioni 2000 hanno raggiunto 266.176 tonnellate (+6,7%), corrispondenti
ad un valore di 1.285,3 miliardi di lire (+ 4,1%).Le esportazioni 2000
hanno registrato, con 417.604 tonnellate, corrispondenti a 2.463,1 miliardi
di lire un incremento in volume e in valore, pari rispettivamente all8,8%
ed al 6,8% rispetto allanno precedente, confermando le dinamiche
positive che sempre le hanno caratterizzate. Infatti, la propensione allexport
è passata, in volume, dal 14,8% del 1991 sul totale produzione,
al 27,5% del 2000. ITTICI La produzione
di conserve di tonno è leader, con 89.000 tonn. di prodotto, corrispondenti
a un valore di 812 miliardi. Seguono a grande distanza: la produzione
di acciughe salate (11.000 tonn., corrispondenti a circa 100 miliardi
di lire); la produzione di acciughe all'olio (8.000 tonn. e 104 miliardi
di lire); la produzione di sardine (1.800 tonn, di prodotto e 12,6 miliardi
di lire).Le esportazioni 2000 dell'industria ittica hanno raggiunto il
valore di 170 miliardi di lire, con un aumento del 19,7% sull'anno precedente.
Nello stesso anno, l'import ha raggiunto 1.231 miliardi, con un aumento
del 5,7%. Il saldo del settore è perciò in rosso per un
valore di 1.061 miliardi, con un aumento di 38 miliardi sull'anno precedente. LATTIERO - CASEARIO Il totale
del latte complessivamente utilizzato in Italia (produzione 113,1 milioni
di q.li + import 18,8 milioni di q.li) ha raggiunto 131,9 milioni di q.li.
Di questo quantitativo, 100,8 milioni di q.li (76,4%) sono stati destinati
alla trasformazione industriale e 31,1 milioni (23,6%) allalimentazione
diretta. Le destinazioni del latte nella trasformazione casearia si sono
così articolate: formaggi freschi a pasta filata (19,4 milioni
di q.li); Grana Padano (18,5 milioni di q.li); Parmigiano Reggiano (16,0
milioni di q.li.); Italico e Crescenza (6,6 milioni di q.li). Seguono
il Provolone e similari (3,5 milioni di q.li), il Gorgonzola (3,5 milioni
di q.li), lAsiago (1,9 milioni di q.li). MOLITORIO Lindustria
molitoria nazionale ha registrato, nel 2000, un livello di produzione
di 11 milioni e 280 mila tonnellate con una flessione del -0,4% sul 1999.
La produzione 2000 si è articolata in 4.685.000 tonn. di farine
di frumento tenero, 3.240.000 tonn. di semola di frumento duro e 3.355.000
tonn. di crusche. L86% della produzione di farine di frumento tenero
è stata destinata al mercato interno. Di questa quota, pari a 4.055.000
tonn., la maggiore destinazione è stata rappresentata dalla produzione
di pane (2.960.000 tonn.) seguita a distanza dai prodotti dolciari (500.000
tonn.), pizze e altri usi alimentari (315.000 tonn.), usi domestici (250.000
tonn.).Le semole sono state destinate per il 92% (circa 3.000.000 tonn.)
alla produzione di pasta (esportata per il 45%), per il 6% (220.000 tonn.)
alla produzione di pane, mentre un altro 2% di semole è destinato
allesportazione. OLIO DI OLIVA E DI SEMI Il settore
industriale dellolio di oliva e dellolio di sansa di oliva
è costituito da 12 impianti di raffinazione presso i quali lolio
di oliva di pressione non direttamente idoneo per il consumo umano viene
raffinato, da 45 impianti di estrazione dellolio dalle sanse vergini
localizzati specialmente nelle zone di produzione, nonché da una
ventina di stabilimenti che procedono al confezionamento degli oli prodotti
e/o acquistati sul mercato e delle loro miscele e alla commercializzazione
con marchi a diffusione nazionale. Nellultima campagna (1999-2000)
la produzione ha raggiunto le 727.000 tonn., superiore di circa il 38%
alla media delle precedenti cinque campagne. La produzione è stata
costituita per il 60% circa da oli vergini avviati al consumo dopo semplici
operazioni di filtraggio e in parte utilizzati per le miscele con gli
oli raffinati e per laltro 40% da oli vergini lampanti destinati
alla raffinazione. La regione maggiore produttrice (media delle ultime
cinque campagne) è la Puglia, con 232.000 tonn. seguita dalla Calabria
con 134.000 tonn. e dalla Sicilia 50.000 tonn.Il settore dellindustria
degli oli di semi è costituito da 15 stabilimenti in attività
che provvedono alla estrazione degli oli da semi e da 18 stabilimenti
che effettuano la raffinazione e la lavorazione degli oli da semi e frutti
oleosi destinati sia ad uso alimentare che ad usi tecnici e industriali.
La manodopera occupata si aggira sulle 1.400 unità. La materia
prima (semi oleosi) è costituita in parte da semi di produzione
nazionale (circa 57,5%) e in parte da semi importati (42,5%.). Dai semi
passati in lavorazione sono state ottenute 540.000 tonn. di oli da semi
e frutti oleosi greggi per usi alimentari e 16.000 tonn. di oli per usi
industriali prodotti principalmente da semi coltivati in regime di set-aside
non food (579.000 tonn. per uso alimentare e 17.000 tonn. per usi industriali
nel 1999) e 1.609.000 tonn. di farine di estrazione (1.740.000 tonn. nel
1999). PASTA Lindustria
italiana della pastificazione è al vertice della classifica mondiale
dei produttori di settore. Il settore vanta livelli produttivi quasi tripli
rispetto ai più diretti inseguitori: Stati Uniti e Brasile, attestati
attorno a 1 milione di tonn.. Il paese mantiene saldamente la propria
posizione grazie a una struttura produttiva articolata in 175 pastifici
operanti sul territorio nazionale. 155 stabilimenti sono specializzati
nella produzione di pasta secca e 30 nella produzione di pasta fresca
(10 coprono entrambe le tipologie produttive). Insieme rappresentano un
potenziale produttivo di 4,0 milioni di tonnellate/anno. I dipendenti
totali del settore sono 8.500 circa. Di questi, 1.300 appartengono al
comparto della pasta fresca. La produzione, nellultimo decennio,
è cresciuta di 1 milione di tonn.: dalla quota di quasi 2 milioni
di tonn. di fine anni Ottanta, ai 3 milioni attuali. Il fatturato ha raggiunto
la quota di 6.132 milardi. Nello specifico, dei 3milioni3mila tonn. prodotti,
2milioni626mila tonn. sono state di pasta secca di semola, corrispondenti
a un valore di 4.150 miliardi di lire. Accanto, il comparto della pasta
secca alluovo ha prodotto 200mila tonn., per un valore di 799 miliardi.
Il comparto della pasta industriale fresca ha superato, a sua volta, le
93mila tonn., per un valore di 820 miliardi di lire. Nella globalità
dei comparti, la pasta lunga ha rappresentato il 35% del totale; quella
corta il residuo 65%. RISO Gli stabilimenti
risieri del Paese sono 84, per una produzione di 716.733 tonn. Nel panorama
dellindustria alimentare italiana, il settore risiero è il
più orientato allexport, col 69,5% della produzione diretta
ai mercati di esportazione. Lexport ha raggiunto quota 497.985 tonn..
Verso la Comunità sono state dirette 347.462 tonn. di prodotto,
per una percentuale pari al 69,8% dellexport totale. Nel 2000, il
paese maggiore destinatario dellexport risiero italiano è
stato la Francia, con 152 miliardi, seguita dalla Germania, con 95 miliardi,
e dal Regno Unito, con 62 miliardi. Fra i paesi extra-comunitari, il maggiore
sbocco è stato rappresentato dalla Turchia, con 37 miliardi. SALUMI Nellambito
della produzione 2000, i tre grandi aggregati che compongono il settore
si sono mossi in modo difforme. La componente salumi è cresciuta
dello 0,8% circa, per un totale di 1,21 milioni di tonnellate (inclusa
la produzione di bresaola). Quella delle carni bovine in scatola ha visto
un incremento più sostenuto (+2,1%) per un quantitativo di 33.800
tonnellate (lexport, con oltre 11 mila tonnellate, è stato
trainante ed è cresciuto di quasi il 15%). La componente grassi
lavorati ha registrato una leggera flessione, con una produzione di 266
mila tonnellate (-1,1%). Il continuo marcato incremento commerciale degli
ultimi anni, ha permesso alla carne suina di ridurre notevolmente il forte
differenziale che aveva nei confronti della carne bovina. Questultima
è stata infatti bloccata nella crescita degli scambi anche a causa
della vicenda mucca pazza. Le importazioni (carni e prodotti)
si sono attestate a 830 mila tonnellate (+2,8%) con un esborso di 3.932
miliardi di lire (+24,2%). Lexport di carne e prodotti ha conosciuto
una nuova significativa crescita: 124 mila tonnellate (+9,1%) per un valore
di 1.147 miliardi di lire (+13,8%). VINO Il vino costituisce la prima voce dellexport alimentare italiano. Complessivamente il fatturato di settore ha raggiunto i 13mila miliardi. Le esportazioni del settore enologico complessivamente inteso, e cioè dei comparti dei mosti, dei vini (compresi gli spumanti, i vini liquorosi e i vini aromatizzati) e dellaceto, nel 2000 ha raggiunto quota 5.084 miliardi, con un aumento del +4,2 % sul 1999. Il vino, in particolare, ha segnato un aumento dellexport in valore del +4%. Tra i principali mercati di destinazione, seguono: il Regno Unito (471 miliardi, - 3,8%), la Francia (309 miliardi, 20,6%), la Svizzera (278 miliardi, + 3,8%), il Canada (217 miliardi, + 27,3%). Il Giappone mostra una buona espansione col + 13,9%. Buoni i risultati per laceto, per il quale risulta un aumento del valore esportato pari al + 19,5% rispetto al 1999, che si affianca ad un + 16,5% della quantità corrispondente. Da ricordare, infine, su un altro versante, la crescita delle esportazioni di acquaviti e liquori. Uno dei prodotti più tradizionali, la Grappa, con le acquaviti di vino, hanno fatto registrare nel 2000 un aumento rispetto alla media degli ultimi anni del +13% in valore e del +8,5% in volume. Nel corso del 2000 sono stati esportati dallItalia oltre 202 mila ettanidri di acquaviti di vino e di vinaccia, per un valore di 116 miliardi di lire.
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